Monteroni d’Arbia, intitolazione del parco di Piazza Nenni al Maresciallo Francesco Rosi

Stamani si è svolta la cerimonia di intitolazione dell’area verde. Il maresciallo Rosi è stato Comandante della Stazione Carabinieri di Monteroni d’Arbia dal 1963 al 1978

Di Redazione | 23 Febbraio 2024 alle 17:00

Si è svolta oggi la cerimonia di intitolazione dell’area verde, situata in Piazza Pietro Nenni, a Monteroni d’Arbia, al Maresciallo Francesco Rosi.

Alla cerimonia, che ha visto lo scoprimento della targa e la benedizione della stessa da parte del Cappellano Militare della Legione Carabinieri Toscana, hanno partecipato, oltre al sindaco del Comune di Monteroni d’Arbia e al Comandante Provinciale dei Carabinieri di Siena, le autorità provinciali e locali, anche i familiari del sottufficiale e l’Ispettore Regionale ed i rappresentanti della Sezione di Siena dell’Associazione Nazionale Carabinieri, che hanno promosso l’iniziativa e che nel 2022 avevano chiesto l’intitolazione all’Amministrazione comunale di Monteroni d’Arbia.

A “Buongiorno Siena” ne ha parlato Claudio Giomini, dell’Associazione Nazionale Carabinieri. 

 

All’evento, inoltre, hanno partecipato gli alunni dell’Istituto scolastico Renato Fucini, che hanno voluto omaggiare il sottufficiale con la lettura di composizioni da loro realizzate, mentre la Fanfara della Scuola Marescialli e Brigadieri dei Carabinieri di Firenze ha cadenzato con la propria musica i tempi della cerimonia.

“Conoscere il passato – ha detto il sindaco di Monteroni d’Arbia, Gabriele Berni – è fondamentale per costruire il futuro e dobbiamo farlo insieme ai giovani. Noi proviamo a farlo soprattutto in giornate come questa, in cui si ricordano i fatti accaduti dando loro concretezza anche attraverso simboli visibili, come l’opera progettata da Mattia Savini che ringrazio insieme alla sezione di Siena dell’Associazione Carabinieri e al Comando provinciale di Siena dell’Arma dei Carabinieri”.

“Il giovane Carabiniere Francesco Rosi e i suoi colleghi – ha aggiunto Berni – vennero deportati come Internati Militari Italiani e sottoposti a lavoro coatto, maltrattamenti fisici e morali e a una vita di stenti che durò mesi. Molti pagarono le loro scelte con la vita, ma nessuno di loro cedette al nemico, forti dei principi democratici in cui credevano e di una scelta di fedeltà all’Arma e ai suoi valori fondanti. Francesco Rosi riuscì a tornare dalla sua famiglia e qualche anno dopo, dal 1963 al 1978, abbiamo avuto l’onore di averlo come Maresciallo alla guida della stazione dei Carabinieri di Monteroni d’Arbia. Oltre al ricordo di una persona legata alla nostra comunità e al suo lavoro con passione e dedizione – ha detto ancora Berni – Rosi ha lasciato delle preziose memorie sul durissimo periodo vissuto in Germania e su quanto avvenne prima. Una ricostruzione dettagliata di quei fatti che oggi è patrimonio storico e sociale di tutta la comunità, a partire dai più piccoli”. “Il nostro auspicio – ha concluso il sindaco – è che questo parco sia un luogo di riflessione per tutte le persone che lo frequenteranno, per affrontare le sfide del futuro nel segno di quei valori che guidarono il Maresciallo Rosi e i suoi colleghi nella lotta per la nostra libertà e per la democrazia”.

Il Maresciallo Maggiore Aiutante Francesco Rosi, nato a Fiuggi (Frosinone), il 25 febbraio 1922, il 2 ottobre 1940 si era arruolato volontario dell’Arma dei Carabinieri. Il 7 ottobre 1943 venne catturato dalle truppe tedesche e internato nei lager in Germania, quale prigioniero di guerra.

Nella deliberazione della Giunta comunale di Monteroni d’Arbia n.123 del 30/09/2022, con cui è stata approvata l’intitolazione, silegge: “Comandante della Stazione Carabinieri di Monteroni d’Arbia dal 1963 al 1978, è stato uno dei pochi sopravvissuti di quei 2500 carabinieri che, nell’ottobre del 1943, furono deportati nei campi di prigionia germanici. Egli, così come altri suoi commilitoni prigionieri, rimase in stato di detenzione per molti mesi. In così lungo periodo dette prova delle sue incorruttibili, sovrumane qualità di soldato e di italiano; non cedette a lusinghe e minacce con le quali si tendeva a farne strumento del nemico, che cercava con ogni mezzo di fargli abbracciare la propria causa e quella della Repubblica fascista di Salò, subendo inumane sofferenze fisiche e morali, senza mai cedere a queste e senza mai venir meno al giuramento di assoluta fedeltà prestato alla patria.”



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