Monticchiello, 15mila euro per il Teatro Povero. Grappi: "Un grande incoraggiamento per la nostra comunità"

Regione Toscana stanzia 15 mila euro per il magazzino del Teatro Povero di Monticchiello, distrutto da un fulmine la sera del 14 agosto: il presidente Lucchino Grappi racconta perdita, memoria e ripartenza.

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Luchino Grappi, presidente del Teatro Povero di Monticchiello, ospite stamani in diretta a ‘Buongiorno Siena‘, commenta l’annuncio della Regione Toscana e ripercorre i giorni dell’incendio che ha colpito il magazzino, cuore materiale della storia del borgo e dei suoi “autodrammi”.

Il contributo della Regione

Il sostegno economico arriva per una ricostruzione che significa, prima di tutto, rimettere mano alla memoria del paese-scenico. Grappi esprime riconoscenza verso il presidente della Regione, Eugenio Giani, e ricorda la sera in cui tutto è successo.

«Dobbiamo ringraziare il presidente Giani. L’anno scorso, la sera dell’ultimo spettacolo, il 14 agosto, un fulmine ha incendiato il nostro magazzino. È stata un’esperienza davvero triste».

Una storia lunga sessant’anni

Quest’anno il Teatro Povero ha festeggiato la 60ª edizione. Dal 1967 la comunità mette in scena se stessa: una tradizione nata per richiamare attenzione su Monticchiello e diventata metodo di convivenza civile.

«Siamo una piccola comunità molto unita. Ci ritroviamo in piazza, discutiamo dei problemi di oggi e poi li portiamo in scena d’estate. All’inizio raccontavamo la nostra tradizione contadina: abbiamo portato in scena noi stessi».

Pubblico e partecipazione

Il coinvolgimento del borgo resta la cifra del progetto: in scena circa cinquanta persone, mentre chi non recita sostiene la taverna e l’organizzazione. Nonostante lo spopolamento, negli ultimi anni è tornata la presenza dei giovani. Il legame con il pubblico resta fortissimo.

«Nei venti giorni di spettacolo facciamo in media 4.500 presenze. Il pubblico ci fa sentire la sua vicinanza, ed è un grande incoraggiamento».

Scena viva, memoria custodita

Dalle prime rievocazioni in piazza — perfino con il carro a buoi e la ricostruzione della battaglia del 1944 — il Teatro Povero è passato a un palcoscenico in legno che si monta e si richiude seguendo i ritmi del paese. La base resta la stessa, le scenografie cambiano ogni anno: erano proprio questi elementi a essere custoditi nel magazzino andato distrutto.

«Costruiamo un palcoscenico in legno: di giorno la piazza resta fruibile, la sera lo apriamo e ci recitiamo sopra. I dettagli scenografici venivano poi riposti nel magazzino: ecco perché l’incendio è stato un danno incalcolabile».

Ripartire insieme

Il contributo regionale consente di guardare avanti, ricostruendo non solo uno spazio, ma un archivio vivo di storie, oggetti e lavoro collettivo.

«Il segreto? Siamo una piccola comunità, molto unita. Da soli non possiamo fare niente».



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