Morte David Rossi, Vinci replica ai dubbi sui testimoni: "Giusto verificarne l'attendibilità, ma mi stupiscono certe ovvietà"

l Pd attacca Vinci sulla gestione dell'inchiesta: "La Commissione non può trasformarsi in un tribunale". Il presidente replica alle critiche e ai dubbi sull'attendibilità dei testimoni: "Mi stupiscono certe ovvietà".

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“È giusto che ci siano dei dubbi sui testimoni, in tutti i processi. Mi meraviglio che qualcuno sollevi delle ovvietà”. Gianluca Vinci, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta bis sulla morte di David Rossi, replica alle perplessità emerse sull’attendibilità delle testimonianze al centro degli ultimi sviluppi dell’inchiesta. E risponde alle dure critiche arrivate dai parlamentari del Partito Democratico, che contestano la gestione delle informazioni riservate e la diffusione pubblica di nomi e responsabilità ancora da accertare.

Al centro della vicenda ci sono le dichiarazioni di due testimoni che avrebbero indicato Giuseppe Mussari, ex presidente di Banca Monte dei Paschi di Siena, e Gabriele Ceccherelli, ex calciante del calcio storico fiorentino, rispettivamente come presunto mandante e organizzatore di un’intimidazione nei confronti dell’ex responsabile della comunicazione di Mps, che secondo la ricostruzione riferita dalla Commissione sarebbe poi sfociata nella morte di Rossi, avvenuta il 6 marzo 2013.

Una ricostruzione tutta da verificare, sulla quale si concentrano gli interrogativi relativi alla credibilità delle fonti. Vinci riconosce la legittimità dei dubbi sull’attendibilità dei testimoni, ma considera scontato che dichiarazioni di questa portata debbano essere sottoposte a riscontri.

È soprattutto sul fronte politico, però, che la replica del presidente della Commissione si fa più dura. Nel mirino finiscono i rappresentanti del Partito Democratico, che hanno espresso forti riserve sulla conduzione dell’inchiesta. “Non mi stupisce la presa di posizione del Pd, è l’unico partito che era assente quando abbiamo accertato e dichiarato all’unanimità l’esclusione del suicidio di David Rossi”, afferma Vinci.

Il presidente richiama anche la richiesta avanzata dai democratici di ascoltare nuovamente i consulenti della precedente Commissione parlamentare d’inchiesta, che avevano sostenuto una ricostruzione riconducibile all’ipotesi suicidiaria. “Sempre il Pd è il gruppo che ha inviato subito dopo una lettera chiedendo di risentire tutti i consulenti della precedente commissione che avevano di fatto parlato di suicidio. Oggi che stiamo cercando di verificare le fonti non potrebbero dichiarare diversamente, essendo fermi all’ipotesi suicidiaria; questa loro presa di posizione non mi stupisce minimamente”, aggiunge Vinci.

Il Pd attacca Vinci: “La Commissione non può trasformarsi in un tribunale”

Le dichiarazioni del presidente arrivano dopo la dura presa di posizione dei parlamentari democratici Marco Lacarra, Emiliano Fossi e Andrea Rossi, componenti della Commissione, che hanno contestato non soltanto la diffusione delle informazioni, ma anche il comportamento istituzionale di Vinci e la sua partecipazione alla trasmissione televisiva che aveva reso pubbliche le accuse.

“Esprimiamo forte perplessità per la gestione del presidente Vinci: prima la fuga di notizie riservate, di cui non conosciamo l’origine e sulla quale non ci risulta sia stata aperta un’istruttoria, poi la diffusione televisiva di nomi e responsabilità ancora da verificare. A ciò si aggiunge la partecipazione dello stesso presidente alla trasmissione che aveva diffuso quelle informazioni, sollevando interrogativi sul rispetto della riservatezza e delle regole istituzionali”.

Secondo i tre parlamentari, la Commissione avrebbe oltrepassato i confini delle proprie prerogative, anticipando pubblicamente valutazioni che dovrebbero essere sottoposte alle verifiche dell’autorità giudiziaria.

“La gestione della Commissione ha esorbitato andando ben oltre le competenze istituzionali. La Commissione non può trasformarsi in un tribunale né trasformare ipotesi in sentenze. Gli elementi acquisiti devono essere trasmessi alle procure competenti per le verifiche del caso, senza anticipazioni mediatiche che rischiano di compromettere il corretto accertamento dei fatti”.

Un richiamo al rispetto delle procedure e alla necessità di mantenere separate l’attività parlamentare d’inchiesta e quella giudiziaria.

“La ricerca della verità su David Rossi richiede rigore e rispetto istituzionale, non può piegarsi alle regole dello show business. Chiediamo quindi che venga fatta piena chiarezza sulla fuga di notizie e su quanto accaduto, oltre che sulle modalità di conduzione dei lavori”, dichiarano Lacarra, Fossi e Rossi.

“Accuse così gravi non possono essere esposte preventivamente in televisione”

I parlamentari democratici precisano che le loro contestazioni non riguardano il diritto della Commissione di approfondire nuove piste investigative, ma le modalità attraverso le quali le informazioni raccolte sono state gestite e rese pubbliche.

“Il problema non è impedire alla Commissione di indagare. Il problema è capire come debba farlo un’istituzione parlamentare quando si trova davanti ad accuse tanto gravi”.

Il Pd richiama quindi due possibili conseguenze della diffusione anticipata delle accuse, entrambe considerate potenzialmente dannose per la ricerca della verità.

“Se le ipotesi indicate fossero fondate, l’esposizione mediatica preventiva delle persone chiamate in causa potrebbe comprometterne l’accertamento, favorendo allontanamenti, versioni concordate o la dispersione di elementi utili. Se invece quelle ipotesi non trovassero riscontro, avremmo esposto persone identificabili a un’accusa pubblica capace di produrre conseguenze difficilmente riparabili”.

Una critica che investe direttamente la scelta di rendere noti i nomi delle persone indicate dai testimoni prima che le dichiarazioni siano state sottoposte alle necessarie verifiche.

“In entrambi i casi, sarebbe stato più prudente mantenere gli elementi acquisiti nel loro alveo istituzionale, trasmetterli alle procure competenti (come accaduto in situazioni simili durante la prima commissione d’inchiesta guidata dal presidente Zanettin) e lasciare alla magistratura il compito di verificarli con gli strumenti e le garanzie previste dalla legge. La trasmissione degli atti all’autorità giudiziaria non rendeva inevitabile la contestuale esposizione mediatica dei nomi”.

Il 3 novembre l’audizione di Gabriele Ceccherelli

Intanto, l’inchiesta parlamentare prosegue con un nuovo appuntamento: il prossimo 3 novembre sarà ascoltato in audizione Gabriele Ceccherelli, chiamato in causa dalle testimonianze emerse negli ultimi giorni. Un passaggio atteso, che potrebbe contribuire a chiarire alcuni degli interrogativi al centro della nuova ricostruzione sulla morte di David Rossi.

Simona Sassetti

Nasce a Siena nel 1991, lavora a Siena Tv dal 2016. Ha scritto prima sul Corriere di Siena, poi su La Nazione. Va pazza per i cantanti indie, gli Alt-J, poi Guccini, Battiato, gli hamburger vegani, le verdure in pinzimonio. È allergica ai maschilismi casuali. Le diverte la politica e parlarne. Ama il volley. Nel 2004 ha vinto uno di quei premi giornalistici sezione giovani e nel 2011 ha deciso di diventarlo



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