Il contesto, il clima, le pressioni, le indagini. E poi lo scambio di mail con l’ex ad di Mps Fabrizio Viola, nella quale David Rossi esprime la volontà di andare a parlare con i magistrati, due giorni prima della morte. È attorno a questo passaggio che il giornalista Davide Vecchi costruisce uno dei punti centrali della sua audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte dell’ex capo comunicazione. Un intervento lungo, articolato, nel quale ripercorre anni di lavoro e prova a rimettere ordine in una vicenda che, a distanza di tempo, resta ancora segnata da zone d’ombra. “La verità è nella banca”, è il concetto che emerge con più forza. Non come tesi dichiarata, ma come direzione indicata dai fatti. “Io non ho mai sposato una tesi – precisa – ma gli unici riscontri portano dentro la banca”.
Il contesto: Siena e il sistema Mps
Per Vecchi non si può capire la morte di Rossi senza partire da Siena e dal ruolo che Monte dei Paschi di Siena aveva nel tessuto cittadino. “Nel 2012 ci siamo occupati di Mps perché la situazione era arrivata all’attenzione della Camera”, spiega, ricordando l’intervento dello Stato con i Monti Bond. “Senza i Monti Bond Mps non avrebbe avuto la garanzia di proseguire le attività”. Ma il quadro è più ampio. È quello di una città in cui la banca era tutto. “Se lei guarda gli estratti conto della Fondazione, in 36 mesi escono quasi 18 miliardi. Di questi, un miliardo per sponsorizzazioni, giornali, iniziative culturali. Dentro queste cifre c’erano i soldi per la Mens Sana, il Siena calcio, le contrade”. Un sistema che, fino a un certo punto, regge.
La svolta: “Dal 22 gennaio il clima cambia”
“Il 22 gennaio 2013 pubblicammo l’indagine sugli ex vertici di Mps – ricorda Vecchi -. Dopo poche ore Mussari si dimise”. È lo spartiacque. “Fino a quel momento tutti veneravano David Rossi e Mussari. Erano considerati i re di Mps”. Poi il ribaltamento. “Dal 22 gennaio il clima cambia rapidamente”. E a cambiare è soprattutto la posizione di Rossi. “Passa dall’essere il direttore della comunicazione di una banca che tutti cercano e venerano a dover affrontare una comunicazione di crisi”.
Le perquisizioni: “Pesantissime, e non era indagato”
Uno dei passaggi più delicati riguarda le perquisizioni. “David Rossi non era indagato”. Secondo Vecchi, il modo in cui vengono giustificate è indicativo: “Per giustificarle fu redatto un verbale di quattro righe”. Un episodio che contribuisce a definire il clima di quei giorni.
La mail come movente: “Io so tutto, posso essere utile”
Il punto su cui il giornalista insiste di più resta la mail “David Rossi scrive a Viola esprimendo la volontà di andare a parlare con i magistrati”. Non solo. “Scrive: io so tutto, posso essere utile”. Una frase che, nel contesto di quei giorni, assume un peso particolare. “Il movente è quello, la mail nella quale David esprime la volontà di andare a parlare con i magistrati”.
Il perimetro: “È tutto dentro la banca”
“Gli unici riscontri portano dentro la banca”. E ancora: “Non ci sono riscontri concreti su piste esterne”. Un riferimento, quello del giornalista, anche alle ipotesi emerse negli anni – dalle autoaccuse alle ricostruzioni alternative, fino ai nomi circolati come quello di Muto – che, secondo Vecchi, “non hanno mai trovato alcun riscontro concreto”. “Ho lavorato per anni su tutto – conti correnti, telefoni, contatti – ma non si arriva mai a nulla”, osserva. “Tutte queste piste, se messe insieme, non portano da nessuna parte”. Da qui la conclusione: “Non ci sono altre strade percorribili al di fuori della banca”.
Le indagini: “Non male, malissimo”
Il giudizio sulle indagini è netto. “Le indagini sono state fatte non male, di più: malissimo”. Vecchi elenca alcune criticità: “reperti distrutti, testimonianze mai raccolte, accertamenti fatti solo anni dopo”. “Il problema è lì”, sottolinea. “Il vulnus è nelle prime fasi”.
L’ultimo incontro: “Sereno, fiducioso”
C’è poi il ricordo personale. “L’ho incontrato una settimana prima della morte”, racconta. “L’ho trovato sereno, fiducioso nel suo operato e nei magistrati”. Un’immagine che, per Vecchi, contrasta con una ricostruzione lineare degli eventi. “Era terrorizzato dal clima, ma riteneva tutto risolvibile”.