Siena mette un punto fermo su uno degli appuntamenti culturali più attesi dell’anno. Aprirà il prossimo 28 novembre, al Complesso museale Santa Maria della Scala, la mostra “Santa Caterina da Siena, estasi e ardore”, progetto espositivo annunciato ufficialmente in Consiglio comunale dal sindaco Nicoletta Fabio.
Un’iniziativa che nasce dalla collaborazione tra il Comune, la Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala – guidata dal presidente Cristiano Leone – e la direzione artistica di Chiara Valdambrini. Un progetto che guarda oltre i confini locali, con un’impostazione internazionale e una formula itinerante.

L’esposizione proporrà decine di opere, tra dipinti, libri e stampe, alcune delle quali inedite, per raccontare l’evoluzione iconografica della santa patrona d’Italia e d’Europa. Il percorso si concentrerà su un arco temporale che va dalla stagione di Francesco Vanni fino al pontificato di Alessandro VII, con particolare attenzione al periodo post-tridentino.
Proprio in questa fase storica, segnata dall’eredità del Concilio di Trento, l’immagine di Santa Caterina da Siena cambia profondamente: emerge una rappresentazione più intensa e visionaria, legata agli aspetti mistici e miracolosi della sua esperienza spirituale, riletta anche attraverso i testi agiografici, a partire dalla “Legenda maior” di Raimondo da Capua.
Il progetto scientifico è affidato a studiosi di primo piano: Alessandro Angelini, Gabriele Fattorini e Michele Maccherini. In mostra i grandi protagonisti della pittura senese tra la fine del Cinquecento e il Seicento, come Ventura Salimbeni, Rutilio Manetti e Bernardino Mei, in un dialogo sempre più stretto con la scena artistica romana alle soglie del barocco.
Tra i nuclei più attesi della mostra, quello dedicato alle stimmate, simbolo centrale nella devozione cateriniana, e al ruolo identitario che Siena ha costruito nei secoli attorno alla figura della sua santa, vista come “alter Christus”.
Un progetto che unisce ricerca scientifica, valorizzazione del patrimonio e identità cittadina, destinato a richiamare visitatori e studiosi, confermando il Santa Maria della Scala come uno dei poli culturali di riferimento per Siena e non solo.
