Mps, Cgil e Fisac: “No a spezzatini e dismissioni affrettate”

Dove va Mps? L’appello di Fisac Cgil e Cgil Toscana: “La banca è un asset strategico per il Paese: no a spezzatini e dismissioni affrettate. Lo Stato come proprietario della banca sia garante del piano di rilancio”

Futuro Mps, l’appello di Fisac Cgil e Cgil Toscana: “Le indiscrezioni sulle sorti di Mps tornano ciclicamente a farsi insistenti anche a seguito delle scadenze degli impegni assunti dal Governo italiano con la Commissione Europea, i cosiddetti “commitment”, sull’uscita del socio pubblico entro il 2021. Il cambio del ciclo economico reso ancor più drammatico dalla Pandemia globale consiglierebbero una riflessione sui tempi di questa “ri-privatizzazione” e una rinegoziazione degli stessi impegni” inizia così la nota.

“Questo processo peraltro, come noto, presenta molti problemi non risolti nemmeno con la cessione di 8,1 miliardi di Npl ad Amco, la società di scopo controllata dal Mef, che vanno dai contenziosi legali ancora aperti, alle condizioni pesanti poste da tutti gli interlocutori per una eventuale operazione di mercato. A fronte di una discussione pubblica esclusivamente incentrata su scenari macro-finanziari relativi al riassetto del sistema europeo del credito, in un infinito risiko che non considera ne’ costi sociali, ne’ ricadute nel rapporto depositi-impieghi sui territori e di conseguenza sul sostegno all’economia , la Fisac Cgil e la Cgil intendono evidenziare alcuni elementi di assoluta rilevanza: Mps conta ancora oggi 21.500 dipendenti in Italia, 5.800 in Toscana, oltre 2.600 a Siena compresa la Direzione Generale, 1421 filiali di cui 306 in Toscana ( il 17% del totale degli sportelli regionali), risulta molto presente in regioni del sud e del nord; nel corso del 2020 la raccolta diretta e indiretta è in crescita, collocando Mps tra le prime 4 banche italiane e al primo o al secondo posto in molti territori come soggetto bancario per erogazione di credito. I sacrifici delle lavoratrici e dei lavoratori sono stati imponenti e anche in questo 2020 le spese del personale, in calo di oltre il 2,5% sul 2019 secondo la semestrale, in virtù dei ripetuti tagli di organico, si ridurranno ulteriormente in seguito all’accordo di agosto che ha previsto altri 500 esuberi verso il fondo, solo parzialmente compensati da 250 assunzioni. Sacrifici anche in termini di riduzione dei salari che non possono essere vanificati o essere l’antipasto di piani industriali ancora più pesanti”.

“Né spezzatino quindi con la difesa dell’integrità della banca, né affrettate operazioni di uscita dello stato dal capitale che favoriscano operazioni di “incorporazione” purchessia da parte di altri player, in una condizione di mercato assolutamente straordinaria. Una scelta che come Fisac e come Cgil non condivideremmo. La presenza dello stato sia garante quindi di un piano di rilancio della banca”.