Un pomeriggio di riflessione, memoria e attualità per riscoprire una delle voci più scomode e necessarie del Novecento. Alle Stanze della Memoria di Siena si è svolto l’incontro “Pier Paolo Pasolini. Le parole che restano”, appuntamento promosso in occasione del cinquantesimo anniversario della morte dell’intellettuale friulano, capace di attraversare linguaggi, ideologie e confini senza mai lasciarsi incasellare.
A curare l’iniziativa è stata Filomena Cataldo, docente e blogger, che ha voluto riportare Pasolini al centro di uno spazio dedicato alla storia e alla coscienza civile. “Pasolini è una voce contro, ma anche una voce che non teme l’oblìo – ha spiegato – nonostante per anni la sua figura e il suo lavoro non siano sempre stati portati all’attenzione del grande pubblico. Eppure il suo pensiero sulla modernità e sulla contemporaneità è ancora oggi assolutamente attuale”.
Secondo Cataldo, parlare di Pasolini oggi non è solo un esercizio culturale, ma un atto necessario: “È importante come lo è raccontare altre grandi voci del Novecento, penso ad esempio a Oriana Fallaci. Sono figure che aiutano a mettere a fuoco la storia contemporanea e che affrontano tematiche senza tempo: la verità, il potere, l’autorevolezza, la poesia, la letteratura e l’impegno civico”.
Personalità difficili da definire, spesso criticate e isolate, ma proprio per questo decisive. “È impossibile incasellare Pasolini o Fallaci in una prospettiva politica precisa – ha aggiunto – la loro forza sta nell’essere voci autonome, non assorbibili in un’unica ideologia”.
A sottolineare il senso profondo dell’iniziativa è stata anche Laura Mattei, direttrice dell’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea di Siena, che ha richiamato il ruolo dei musei di storia nel raccontare il Novecento: “Un museo che parla di fascismo, antifascismo e del Novecento deve occuparsi dei personaggi che hanno lasciato una traccia profonda in quel secolo“.
L’anniversario della morte di Pasolini è diventato così l’occasione per riattivare la memoria e riflettere su una parte centrale della sua produzione, in particolare quella legata alla storia e all’ultima opera incompiuta, Petrolio. “Abbiamo voluto rimettere in moto un ricordo vivo – ha spiegato Mattei – perché Pasolini ci ha lasciato un’eredità imperitura. I musei di storia e memoria non sono luoghi dove si ammirano oggetti belli, ma spazi in cui si incontra la nostra storia attraverso fonti, immagini e testimonianze”.
Una storia che, nel caso del Novecento, incrocia inevitabilmente la memoria. “Occuparsi della storia più vicina a noi è parte del senso stesso di questi musei – ha concluso – e celebrare un anniversario con eventi di questo tipo rende il museo un luogo vivo, capace di parlare al presente”.
Un pomeriggio che ha confermato come Pasolini, a cinquant’anni dalla morte, continui a interrogare il nostro tempo. E a non smettere di far discutere.