Pracchia (Confcommercio Siena): “Crisi distrugge il tessuto economico e sociale del paese. Ci vogliono soluzioni”

Daniele Pracchia, direttore Confcommercio: “Abbiamo finito le parole. Ma ora è arrivato il momento di dire basta”

“Abbiamo finito le parole. Il senso di responsabilità che hanno dimostrato i commercianti e tutti i lavoratori autonomi, di qualunque categoria, in questi due mesi è stato esemplare. Sfido chiunque a dire il contrario. Ma ora è arrivato il momento di dire basta”.

Inizia così l’intervento del direttore di Confcommercio Siena, Daniele Pracchia, che commenta le prescrizioni del decreto di domenica 26 aprile

“Non si può continuare con lo stillicidio delle conferenze stampa dove per mezzore si riesce a non dire nulla, se non che dobbiamo continuare ad evitare i contatti ravvicinati, gli assembramenti, senza dire una parola, una soltanto, su come si intende evitare il completo tracollo economico delle piccole e medie imprese italiane. I negozi devono aspettare il 18 maggio, i pubblici esercizi il 1° giugno. Lo si deve fare per la salute pubblica. D’accordo. E le aziende come ci arrivano a quelle date? E quante ci arrivano? Quante morti economiche dovremo contare prima che nei palazzi del potere si inizi a comprendere che i problemi del paese reale non si risolvono con le lezioni professorali e con lo spauracchio del virus?”

“Questa crisi sta distruggendo il tessuto economico e sociale del paese, non rendersi conto di questa realtà è colpevole miopia – dice Pracchia – Se proprio il presidente Conte sente il bisogno di entrare nelle case degli italiani, lo faccia portando soluzioni, non paternalistici richiami alla solidarietà ed al sacrificio. Chi ha un negozio, un bar, un ristorante, un ufficio, una bottega di qualunque genere ha già fatto sacrifici e dimostrato solidarietà. Quanto deve aspettare perché anche nei suoi confronti le istituzioni dimostrino che i sacrifici e la solidarietà si ripagano concretamente, con aiuti veri e non con sistemi parziali, più utili alle banche che alle imprese?”

“Caro presidente Conte, cari ministri, cari parlamentari, voi che fino ad oggi avete, tutti, molto parlato, ma senza costrutto e senza rinunciare a nessuno dei vostri privilegi, è il momento che dimostriate di avere a cuore il destino della nazione. E dovete farlo subito, non abbiamo più tempo per attendere i vostri comodi. E se non siete capaci, abbandonate i vostri scranni e prebende che i cittadini vi hanno regalato mandandovi a rappresentarli”.

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