Quando cavalli e umani si “sintonizzano”: l’Università di Pisa misura la relazione

Ricerca italiana sul sistema nervoso autonomo mostra una sincronizzazione fisiologica tra cavallo e persona: applicazioni per terapie assistite e benessere animale, dalla Riserva di Cornocchia a Milano.

Di Redazione | 2 Febbraio 2026 alle 15:00

Paolo Baragli, medico veterinario e docente del Dipartimento di Scienze/Medicina Veterinaria dell’Università di Pisa, con afferenza al Centro di Bioingegneria e Robotica, guida un progetto finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca (Progetti di Interesse Nazionale) e da un secondo grant del Ministero della Salute. Il lavoro nasce e si sviluppa tra la Riserva naturale di Cornocchia, vicino a Radicondoli, dove i Carabinieri forestali custodiscono il nucleo dei cavallini di Monterufoli, e i laboratori di analisi dei segnali fisiologici.

Che cosa studia davvero questa ricerca

L’obiettivo è osservare “dentro” l’organismo del cavallo e della persona durante l’interazione, misurando il sistema nervoso autonomo, cioè quel circuito che regola cuore, respirazione, funzioni vitali ed emozioni.

“È la parte del sistema nervoso che risponde per prima alle emozioni, positive o negative. Il cuore batte senza la nostra volontà; lo stesso vale per il respiro. Nei cavalli, mammiferi come noi, vale la stessa fisiologia.”

Perché è un progetto unico

Secondo Baragli, in Italia e non solo, si tratta di uno dei pochissimi studi che mirano a entrare così in profondità nella relazione uomo–cavallo. La prima campagna di misurazioni, svolta anche a Cornocchia con il Raggruppamento Carabinieri Biodiversità, ha dato un risultato inedito.

“Durante l’interazione, il sistema nervoso autonomo del cavallo e quello della persona si influenzano a vicenda. Lo stare vicini modifica i nostri parametri come farebbe uno stimolo esterno: è ‘un po’ come prendere un farmaco’. È la prima evidenza di una sincronizzazione di questo tipo fra un animale e una persona.”

Gli strumenti: sensori e analisi dei segnali

La squadra lavora con bioingegneri su tecnologie indossabili: fasce toraciche e tessuti sensorizzati che rilevano elettrocardiogramma, respirazione e movimento di cavallo e persona. I segnali, inviati ai centri di analisi, vengono elaborati con tecniche avanzate per estrarre parametri dell’attività nervosa autonomica.

Ricadute concrete: terapie assistite e tutela del cavallo

La ricerca si intreccia con le attività di intervento assistito con gli animali, in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie (centro di riferimento nazionale). Nella nuova fase è coinvolto anche l’Ospedale Niguarda di Milano, reparto di neuropsichiatria infantile, per test clinici su pazienti.

“Se esiste una contaminazione fisiologica reciproca, la relazione in sé produce un effetto misurabile sul corpo. È un’indicazione ‘farmacologica’ ancora da dosare: capire quando, come e per chi lo stare insieme è più efficace. E serve anche a proteggere il cavallo: possiamo individuare quando un animale non trae beneficio da certe interazioni e va tutelato.”

Familiarità e “tranquillità” apparente

Il team ha confrontato le reazioni dei cavalli accanto a persone note o sconosciute, un tema cruciale per il benessere animale.

“Anche quando il cavallo non mostra segni comportamentali evidenti, se la persona non è familiare il suo sistema nervoso autonomo risulta meno rilassato. È un parallelismo con noi umani: vicino a chi conosciamo, ci rilassiamo davvero.”

Dal recinto alla pratica: cosa si misura e perché

Nel nuovo protocollo, che simula fasi tipiche degli interventi assistiti, verranno misurati elettrocardiogramma, respirazione e movimenti, correlando i dati fisiologici con il comportamento (posture, orecchie, sguardo, micro-espressioni del muso) per comprendere in quali momenti emerge la direzionalità dell’influenza (dall’umano al cavallo e viceversa) e con quali effetti. Le prove partiranno dai cavallini di Monterufoli custoditi a Cornocchia.

Dallo sport al Palio: il “binomio” si crea da terra

Le implicazioni non riguardano solo la terapia. L’ipotesi è che una parte del successo sportivo dipenda da legami fisiologici profondi.

“Studieremo anche il cavallo montato, ma se il fenomeno esiste, è più evidente da terra. In sella entrano in gioco molte altre sollecitazioni. La relazione si crea da terra.”

Le prossime frontiere: l’asse cuore–cervello e oltre

Due i cantieri futuri. Primo: misurare, in cavallo e persona, non solo il cuore ma anche l’attività cerebrale, esplorando l’asse cuore–cervello con il supporto dei centri di bioingegneria pisani.

“Se c’è un’influenza sull’attività cardiaca, deve riflettersi anche su quella cerebrale. Vogliamo misurarla in entrambi.”

Secondo: un progetto “visionario” con l’Università di Firenze e il gruppo di Stefano Mancuso (Agraria), candidato ai bandi europei Pathfinder, per verificare se scambi di informazioni fisiologiche emergano anche fra umani, animali e piante.

“One Health significa un’unica salute in un unico habitat: suolo, insetti, piante, animali e persone. Se esiste uno scambio continuo, dobbiamo imparare a misurarlo.”

Tempi e attese

La nuova sperimentazione è prevista tra fine 2025 e inizio 2026, con l’obiettivo di definire “dose” e condizioni della relazione più efficace e sostenibile, per le persone e per i cavalli.

“Lo stare insieme, anche solo con una carezza o da fermi, può agire sul nostro corpo. È qui l’idea più potente: la relazione, misurata, diventa parte della cura—nel rispetto dell’animale.”



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