Si è svolto questa mattina in un’Aula Magna dell’Università per Stranieri di Siena gremita l’incontro pubblico promosso dal Comitato “È giusto dire NO” sulla riforma costituzionale della giustizia e sul referendum che chiamerà i cittadini a esprimersi il 22/23 marzo.
A introdurre i lavori è stata Alice D’Ercole, segretaria generale della Cgil di Siena. Saluti istituzionali della presidente della Provincia Agnese Carletti e del rettore dell’Università per Stranieri Tomaso Montanari. La tavola rotonda ha visto gli interventi di Rosy Bindi, promotrice del Comitato “Società civile per il no”, dell’avvocato Pietro Dinoi, della consigliera della Corte d’Appello di Firenze Roberta Santoni Rugiu e di Serena Sorrentino della Cgil nazionale.
Secondo i promotori, la riforma non affronta i problemi strutturali della giustizia, come la durata dei processi e la carenza di personale, ma modifica profondamente l’assetto costituzionale della magistratura, con effetti potenzialmente gravi sull’equilibrio tra i poteri dello Stato.

Sorrentino (Cgil): “In gioco l’autonomia della Magistratura”
Durissimo l’intervento di Serena Sorrentino, che ha ribadito l’impegno della Cgil per il NO: “È un referendum che non parla dei problemi veri della giustizia. È concentrato su un attacco mai visto all’indipendenza e all’autonomia della Magistratura e non ha nulla a che vedere con l’efficienza dei tribunali. In organico dovrebbero esserci circa 45mila addetti e siamo sotto i 30mila. 12mila sono precari del Pnrr con contratto in scadenza a giugno e il Governo non ha deciso di rinnovarli: così la Giustizia andrà al collasso”.
E ha aggiunto: “L’inefficienza della giustizia civile fa perdere al Paese fino a due punti e mezzo di Pil. Non si parla di una procura nazionale del lavoro mentre aumentano morti e malattie professionali. Questi sono i problemi veri”.
Bindi: “Colpisce il cuore della democrazia”
Netta la posizione di Rosy Bindi che presta il volto per questa sfida, secondo cui vengono scardinati i principi istituzionali della democrazia: “Questa riforma colpisce al cuore una delle fondamenta della nostra democrazia: la separazione dei poteri. Dove la Magistratura non è autonoma, la democrazia è ferita. L’indipendenza della Magistratura si garantisce con l’autogoverno. Colpire il Consiglio Superiore della Magistratura, togliendogli il potere disciplinare, significa togliere ai magistrati la possibilità di decidere su carriere e formazione”.
E ha respinto l’idea che si tratti di una battaglia corporativa: “Non è un problema dei magistrati. È una tutela dei diritti dei cittadini: dal lavoro alla salute, dalla violenza sulle donne alla sicurezza. Trasformare il Pubblico Ministero in un avvocato dell’accusa rende più debole chi è indagato. Si crea una casta e si rafforza il potere della Magistratura inquirente, che prima o poi verrà messa sotto controllo politico”.
Montanari: “La Costituzione non si cambia a cuor leggero”
Il rettore Tomaso Montanari ha richiamato anche il tema della partecipazione democratica: “Abbiamo un problema di democrazia in questo Paese: non riusciamo a far votare milioni di cittadini, a partire dai fuorisede e dai nuovi italiani”.
Poi ha difeso il valore costituzionale che caratterizza la nostra Repubblica per un momento importante di informazione nonostante le Università non si schierino per una parte o per l’altra: “L’università come istituzione non si schiera, ma la Costituzione è un valore fondamentale. Prima di cambiarla, essendo costata il sangue di tanti italiani, bisogna pensarci molto bene”.
E ha concluso: “Questa riforma è una tessera di un mosaico più ampio, quello che Gustavo Zagrebelsky ha definito un possibile cambio di regime in Italia”.
L’incontro senese si inserisce nel percorso di mobilitazione nazionale promosso dal Comitato “È giusto dire NO” e dalla Cgil, con l’obiettivo di informare i cittadini sui contenuti della riforma e sulle sue conseguenze istituzionali, in vista del referendum costituzionale.
