Rischio “protesti”, il manifesto dei commercianti. Domani la manifestazione in Piazza del Campo

Domani in Piazza del Campo la manifestazione dei commercianti senesi, le cui attività sono a rischio

Rischio protesti per le linee di credito coi fornitori, i negozianti senesi domani scendono in Piazza del Campo per protestare contro le decisioni del Governo. Ecco il primo “Manifesto del Comitato Commercianti Uniti”, che riunisce gli esercenti di tutta Italia.

“Il Comitato “Commercianti Uniti, premesso che moltissime attività commerciali sono state chiuse a causa del Covid 19 nei mesi di marzo, aprile e maggio 2020 fino al giorno 18;
che, pur riaperte, le prospettive di lavoro risultano limitatissime a causa della mancanza di turismo e delle limitazioni nei trasferimenti delle persone oltre che delle limitazioni derivanti dalle necessarie misure precauzionali per il contenimento del contagio;che per prassi diffusa, le attività commerciali riforniscono i magazzini con la merce della stagione primavera/estate entro il mese di febbraio, rilasciando ai fornitori titoli di credito con scadenza nei mesi successivi – da marzo a ottobre-. Tali titoli normalmente, con gli incassi della stagione, vengono onorati alle rispettive scadenze; che a causa della difficile situazione determinatasi, le attività commerciali in questa stagione non saranno in grado di far fronte ai propri impegni al 100% ed alle scadenze prestabilite ed in particolare al pagamento dei titoli di credito a suo tempo rilasciati ai fornitori”.

“Visto l’art. 11 del Decreto Liquidità – D.L. 8 aprile 2020 n. 23- che prevede la sospensione dei protesti di titoli di credito fino al 30 Aprile 2020; “l’articolo 11 del sopra menzionato decreto Liquidità che nella sua conversione in legge è stato emendato nella parte relativa alla data finale di sospensione, la quale è stata prorogata al 31 agosto 2020 grazie anche al nostro personale interessamento, alle nostre iniziative mediatiche ed ai rapporti con le forze politiche ed istituzionali che abbiamo saputo porre in essere. Considerato che, tuttavia, da interpretazioni autentiche della norma è emerso che l’art. 11 del sopramenzionato decreto prevede la sospensione dei termini del protesto solo per i titoli di credito emessi prima del 9 aprile 2020 e scaduti all’interno del periodo 9 marzo – 31 agosto 2020; che quindi tale disposizione, salva dal protesto ed iscrizione al CAI solamente gli assegni emessi e quindi scaduti dal 9 marzo al 8 aprile 2020, a motivo della natura giuridica stessa di tali titoli (infatti gli assegni si considerano emessi in data riportata sul titolo stesso); che quindi tale norma è assolutamente inutile non disponendo alcuna salvaguardia per gli assegni che sono scaduti e scadranno nel vero periodo di emergenza e cioè nei mesi da aprile a settembre/ottobre; tutti gli assegni scadenti e non pagati in questo periodo di emergenza saranno segnalati in CAI ( con conseguente revoca di sistema) e le attività economiche commerciali, se non ci saranno ulteriori e decisive iniziative di legge, non potranno evitare il protesto dei titoli di credito per i motivi sopra evidenziati, con le inevitabili conseguenze di chiusure forzate e massive;
che in ogni caso la auspicabile non protestabilità e mancata segnalazione Cai dei titoli di credito nulla toglie al diritto di credito dei beneficiari, restando gli stessi, titolari del relativo diritto, derivante dalla consegna delle merci e dalle fatture emesse”.

“Chiede a tutte le forze politiche, agli Organi Istituzionali ed a tutti coloro che sono interessati, che venga risolto in via definitiva tale problematica, di rilevanza fondamentale per la sopravvivenza delle imprese del commercio. Fatte salve ulteriori e migliori iniziative, chiede che venga approvato dagli Organi Istituzionali il seguente provvedimento:Per i titoli di credito –assegni, cambiali, vaglia cambiari- non pagati nel periodo marzo-ottobre 2020, con scadenza nominale (data di scadenza iscritta sul titolo) da marzo 2020 ad ottobre 2020, non sarà elevato il protesto. Il protesto, per i titoli di credito che presentano gli elementi sopra indicati, non sarà elevato neppure successivamente. Se elevato, questo dovrà essere cancellato. Per i titoli di credito impagati che presentano gli elementi sopra indicati non si procederà alla segnalazione presso la C.A.I. -Centrale di allarme interbancaria-.Resta impregiudicato il diritto di credito del beneficiario.
Facoltativo, se approvato il testo al punto 1 precedente: Si abroga l’art. 11 del D.L. 8 aprile 2020 n. 23 (decreto liquidità)”.

“In alternativa ed in subordine, si chiede una proroga fino al 31 12 2020 della sospensione dei termini prevista al comma 1 dell’art. 11 del Decreto liquidità e la rettifica della dicitura: “emessi prima dell’entrata in vigore del presente decreto” con ” emessi durante il periodo di stato d’emergenza stabilito dal Consiglio dei ministri in data 31 gennaio 2020 e da successivi provvedimenti di proroga dello stesso”. Inoltre al comma 3 del medesimo articolo andrebbe sostituita la parte “fino all’entrata in vigore del presente decreto” con “Emessi durante il periodo di stato di emergenza così come stabilito dal consiglio dei ministri in data 31 gennaio 2020 e da successivi provvedimenti di proroga dello stesso”. Questo perché l’attuale previsione limita ingiustamente ed inspiegabilmente il periodo temporale in cui i titoli di credito non possono essere protestati e le relative segnalazioni pregiudizievoli non possono essere trascritte”.