San Giobbe Chiusi, arriva il play ex Mens Sana Simone Berti

Il play 35enne ha sposato il progetto Reyer dopo 3 stagioni a Firenze, prima alla Fiorentina e poi al Pino Dragons

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La San Giobbe Chiusi ufficializza il playmaker Simone Berti. Nato a Firenze nel 1985, Berti è un veterano del basket toscano e non solo, avendo giocato in lungo e in largo sui parquet dello stivale. Le prime tappe della carriera sono con la canotta di Cecina, esperienza che lo porta a firmare con Sant’Antimo e poi con Brindisi, entrambe in serie B. La buona stagione in Puglia, impreziosita dalla partecipazione ai playoff, vale a Berti la chiamata in Legadue con Pistoia, città nella quale resta per due anni, fino al 2010/11. Dalla Toscana al ritorno in Puglia, questa volta con Ostuni ancora nella serie cadetta, poi il trasferimento a Veroli per il campionato 2012/13. Il percorso del neo giocatore di Chiusi prosegue a Biella; con l’Angelico, Berti, gioca due stagioni regolari alle quali aggiunge la partecipazione ai playoff per salire nella massima serie nazionale nel 2014/15. Conclusa la parentesi piemontese, il play cambia ancora regione e categoria, accettando la proposta di Napoli, in serie B, nella stagione 2015/16. Dalla campania una serie di avventure sempre nel terzo campionato nazionale: Cassino, Bergamo e tre anni nella città natale con la Fiorentina Basket e con i Pino Dragons Firenze.

“Sono molto contento della chiamata della San Giobbe Chiusi, si tratta di un progetto decisamente interessante – queste le prime parole di Berti. Ho preso al volo un’occasione del genere, si tratta di una nuova avventura dopo tre anni passati a Firenze, ma sentivo la necessità di mettermi in gioco. Ho tanta voglia di iniziare. La società sta allestendo un roster competitivo, sono già in contatto con i nuovi compagni e la sensazione che ho avvertito è la grande voglia di vederci e di iniziare con gli allenamenti. Ovviamente avremo bisogno di tempo per conoscerci sul campo e fuori, dovremo lavorare duramente per ottenere risultati importanti”.

“Un onore far parte di un progetto del genere e di conseguenza far parte della famiglia Reyer. Si tratta di una realtà solida che si sta confermando anno dopo anno in Italia e non solo e per me è sinonimo di orgoglio essere stato chiamato per portare avanti questo movimento. La consapevolezza di avere la Reyer alle spalle non è una pressione, ma uno stimolo”.



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