Santa Chiara Lab gremito per la proiezione del docufilm “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”, al centro dell’iniziativa promossa dall’Università di Siena nell’ambito del programma nazionale “Le Università per Giulio Regeni”. Un appuntamento partecipato, che ha unito comunità accademica e cittadinanza in un momento di riflessione sui temi della libertà di studio e di ricerca. Ad aprire l’incontro il professore Luca Verzichelli, seguito dalll’intervento del rettore Roberto Di Pietra, che hanno sottolineato il valore dell’adesione corale degli atenei italiani al progetto promosso dalla senatrice Elena Cattaneo: “È un’iniziativa alla quale hanno aderito la quasi totalità degli Atenei italiani. Il tema è quello della libertà della ricerca, ma è anche l’occasione per ricordare la drammatica, tragica scomparsa di Giulio Regeni”. Un passaggio che si è fatto più netto nel richiamo al ruolo della ricerca: “La ricerca deve essere libera e il coraggio della ricerca non può venire al prezzo della vita. Non può essere soggetta a pericoli o censure, deve avere lo spazio della libertà per innovare e diffondere conoscenza”.
Nel corso dell’evento è stato trasmesso anche il videomessaggio dei genitori di Giulio Regeni, che hanno ringraziato l’ateneo e gli organizzatori: “Ringraziamo per questa importante occasione di vedere il documentario e parlare della libertà della ricerca a dieci anni dalla morte di Giulio”. I genitori hanno inoltre ricordato il percorso di questi anni: “Si mette in gioco anche l’opportunità di trovare persone a cui donare la nostra fiducia e raccontare i nove giorni del Cairo e tutti i dieci anni che ci sono stati”.
Tra gli interventi più sentiti quello di Pif, che ha condiviso un’esperienza personale, ovvero quella di recuperare la bici di Regeni a Cambridge che aveva lasciato prima di partire: “Il fatto che i genitori di Giulio mi abbiano chiesto di fare questa cosa era già molto forte. Era un gesto simbolico, legato alla bicicletta che Giulio aveva lasciato e che pensava di riprendere dopo l’Egitto”. Un racconto carico di emozione: “Quando arrivai a consegnarla, stavo scoppiando a piangere. Mi sono sentito onorato di aver ricevuto questa proposta”.
Per Pif il fatto che il docufim non ha ricevuto i fondi pubblici è perchè Regeni è “diventato di un colore politico”, afferma: “Ma non lo è. Non è di destra o di sinistra: è di tutti. È un lavoratore italiano che è stato rapito, torturato, ucciso”.
L’iniziativa, che ha coinvolto 76 università italiane e migliaia di partecipanti, si è conclusa con il dibattito sui temi della libertà accademica, ribadendo la centralità della ricerca come spazio di autonomia e responsabilità.