Settimana della tiroide: sintomi, noduli, dieta e perché colpisce di più le donne

In Italia circa 6 milioni di persone hanno patologie tiroidee (oltre il 10% della popolazione). Rapporto donne-uomini 5 a 1, incidenza in crescita con l’età: l’endocrinologa Maria Grazia Castagna fa il punto tra ipotiroidismo, noduli e alimentazione.

Di Redazione | 27 Maggio 2026 alle 19:00

Professoressa Maria Grazia Castagna, direttrice di Endocrinologia delle Scotte, interviene, in diretta a “Buongiorno Siena”, in occasione della Settimana Mondiale della Tiroide 2026 per chiarire numeri, segnali da non ignorare e buone pratiche di prevenzione. Il quadro locale, spiega, è in linea con quello nazionale.

Quanto è diffusa e chi colpisce

Le patologie tiroidee sono tra le più comuni nella popolazione. La forma più frequente è l’ipotiroidismo, che interessa soprattutto il sesso femminile.

“Le patologie tiroidee rappresentano oggi una delle patologie più frequenti nella popolazione generale e la più comune è l’ipotiroidismo, una carenza di ormoni tiroidei che colpisce prevalentemente il sesso femminile.”

Perché più donne degli uomini

Il rapporto è di 5 a 1 a favore delle donne. Le cause? Un intreccio tra genetica e ormoni sessuali, con un diverso impatto sul sistema immunitario.

“Uomini e donne siamo diversi perché diversi sono gli ormoni: gli estrogeni e il testosterone hanno un’azione differente sul sistema immunitario. A questo si aggiunge un background genetico che, nelle donne, può predisporre allo sviluppo di patologie tiroidee.”

L’età conta: noduli in aumento dopo i 50

L’incidenza cresce con l’età. Oltre ai disturbi funzionali, la patologia nodulare è molto diffusa e spesso scoperta per caso.

“Tutte le patologie tiroidee aumentano con l’età. Dopo i 50 anni, soprattutto nelle donne, una su cinque all’ecografia presenta un nodulo tiroideo. Per fortuna, nella grande maggioranza dei casi sono lesioni benigne, innocue, e talvolta non è nemmeno necessario diagnosticarle.”

I campanelli d’allarme: quando preoccuparsi

Il nodulo tiroideo, oggi, è perlopiù asintomatico e individuato incidentalmente (per esempio durante un’ecografia del collo eseguita per altri motivi). Più raramente dà senso di impaccio alla deglutizione o si palpa una “pallina” alla base del collo.

Diverso il discorso per le disfunzioni ormonali, che possono generare segnali chiari. Gli ormoni tiroidei influenzano cuore, metabolismo e termoregolazione: sia l’eccesso sia la carenza si manifestano con sintomi tipici.

“In caso di eccesso di ormoni tiroidei il paziente può avvertire tachicardia, tremori, intolleranza al caldo e calo di peso. Nell’ipotiroidismo il cuore batte più lentamente, c’è difficoltà di concentrazione e intolleranza al freddo. La diagnosi si ottiene con un semplice dosaggio ormonale.”

Alimentazione, iodio e peso: cosa sapere

Una dieta equilibrata aiuta la tiroide, non solo in chi ha già una diagnosi ma anche in ottica preventiva. Fondamentale l’apporto di iodio, elemento chiave per la produzione degli ormoni tiroidei. Attenzione anche al peso corporeo: nell’obesità si possono osservare alterazioni del TSH non necessariamente patologiche.

“Sappiamo che una sana alimentazione fa bene al nostro organismo e anche alla tiroide. Con la dieta introduciamo lo iodio: se l’apporto è adeguato la tiroide funziona normalmente. Un TSH aumentato in un soggetto obeso può non avere significato patologico. Concentrarsi su stile di vita e alimentazione aiuta a far stare bene la tiroide ed evita diagnosi non corrette e terapie non necessarie.”

Il messaggio finale della professoressa Castagna è di equilibrio: riconoscere i segnali che contano, garantire un apporto di iodio adeguato e puntare su stili di vita sani per proteggere la tiroide senza allarmismi né cure inutili.



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