Obesità infantile, Grosso: "Non un problema estetico, ma una vera e propria emergenza"

A Siena e in Toscana sovrappeso in calo, ma l’obesità resta stabile. Prevenzione dalla gravidanza e stop alla sedentarietà: l’appello del direttore di Pediatria de Le Scotte.

Di Redazione | 7 Maggio 2026 alle 15:00

Il professor Salvatore Grosso, direttore della Pediatria dell’ospedale senese Le Scotte, fotografa lo stato dell’obesità in età evolutiva, tra dati regionali confortanti e un monito netto: la prevenzione comincia prima della nascita.

I numeri: Siena e Toscana meglio della media italiana

Partendo dal quadro nazionale — circa un quarto dei ragazzi tra 13 e 17 anni è in sovrappeso o obeso — Grosso sottolinea come la Toscana presenti indicatori più favorevoli rispetto al resto del Paese.

«La situazione a Siena è pregevole rispetto ai dati nazionali. In Toscana la prevalenza del sovrappeso è intorno al 17%, contro circa il 20% a livello nazionale».

Resta però un forte divario territoriale.

«C’è un gradiente Nord-Sud molto marcato: in alcune regioni meridionali la quota complessiva di sovrappeso e obesità tocca il 35-40%. È una vera e propria emergenza nazionale».

Il trend: sovrappeso in diminuzione, obesità stabile

Secondo la sorveglianza nazionale coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, dal 2009 al 2023 in Toscana il sovrappeso infantile è sceso in modo significativo, ma l’obesità — inclusa quella grave — non accenna a ridursi.

«Abbiamo registrato una deflessione del 23% del sovrappeso. Diverso il discorso per l’obesità: non vi è stata una riduzione e l’obesità grave resta attorno al 5,7%, contro il 9,8% nazionale».

Oltre le “calorie”: le cause e il cambio di paradigma

Non basta chiamare in causa solo squilibrio energetico, sedentarietà e cattive abitudini. L’obesità è una condizione multifattoriale nella quale contano predisposizione genetica, ambiente e stili di vita. E non è più considerata un problema estetico.

«L’obesità ha smesso di essere una preoccupazione estetica per diventare una vera e propria malattia. L’Italia è capofila, con la legge Pella, in questo cambio di paradigma».

La prevenzione parte prima della nascita

Grosso insiste sull’importanza dell’intervento precoce, già in gravidanza e nei primi 1.000 giorni di vita del bambino: controllo del peso materno, allattamento al seno, divezzamento adeguato (anche nel carico proteico) e assoluta attenzione al fumo in gestazione.

«La prevenzione si deve attuare già al momento del concepimento. Un eccessivo aumento di peso in gravidanza eleva il rischio di obesità in età adulta per il nascituro; l’allattamento al seno ne riduce l’incidenza. Il fumo in gravidanza, ormai è assodato, aumenta il rischio di obesità già a 7 anni».

Il “terreno” genetico esiste, ma è l’esposizione precoce a fattori obesogenici a modulare davvero il rischio nel tempo.

Sedentarietà e schermi: il nodo quotidiano

Capitolo movimento: restare fermi costa caro alla salute dei più giovani. Troppi schermi e poca attività fisica rompono l’equilibrio energetico.

«L’obesità obbedisce a un principio fisico ineludibile: dipende da quante calorie introduciamo e da quante ne consumiamo. Se il consumo — cioè il movimento — è insufficiente, l’eccesso si trasforma in grasso e sovrappeso».

Conseguenze e priorità di salute pubblica

L’obesità infantile predispone a problemi cardiovascolari, epatici e neurologici nel corso della vita. Per questo, conclude Grosso, la battaglia è soprattutto culturale e preventiva.

«Le implicazioni sono importanti: l’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce l’obesità una delle maggiori piaghe della sanità pubblica del XXI secolo».

L’ultima parola resta una chiamata all’azione condivisa: informazione, scelte familiari consapevoli e comunità educante, perché la prevenzione — ripete il professore — comincia prima della nascita e continua ogni giorno, lontano dalla sedentarietà.



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