Sfratto Rinaldo Franci, Valentini: "Gestione muscolare e vendicativa del Comune"

L'ex sindaco: "Solo De Mossi poteva pensare di intimare lo sfratto a un Istituto di alta formazione musicale come la Rinaldo Franci, fondato nel 1834, mettendo nei guai oltre duecento studenti e 34 docenti"

Di Redazione | 1 Luglio 2021 alle 16:16

Sfratto Rinaldo Franci, Valentini: "Gestione muscolare e vendicativa del Comune"

“Come si era già visto in precedenza (ad esempio con la rottura unilaterale col Consorzio Tutela Palio e con l’intimazione alla Fondazione MPS sulle cause contro il Governo), al Sindaco De Mossi piace una gestione muscolare e vendicativa del Comune. Solo lui poteva, infatti, pensare di intimare lo sfratto all’ Istituto di alta formazione musicale come la “Rinaldo Franci”, fondato nel 1834, mettendo nei guai oltre duecento studenti e 34 docenti”. L’ex sindaco Bruno Valentini (Pd) commenta così la decisione del Consiglio comunale, presa ieri, di revocare la concessione dei locali comunali al Conservatorio Rinaldo Franci.

“Non è bastato – continua – ridurre per mero dispetto il contributo ordinario già deliberato ad inizio anno da 250 a 50mila euro. Come si legge nella delibera di revoca dei locali comunali, le motivazioni di questa vera e propria dichiarazione di guerra discendono dalla mancata “informazione preventiva” sulla nomina del Presidente da parte del Ministero dell’Istruzione e dal “documento offensivo” stilato dagli studenti nei confronti del Comune. In realtà durante il mio mandato il Ministero ha eseguito le nomine di sua competenza (fra cui quella del Presidente) senza consultarmi, in entrambe le tornate triennali di nomina. La verità è che c’è una voglia irrefrenabile di occuparsi di nomine e poltrone, anche per enti non controllati o partecipati, come già avvenne con l’irrituale incontro con l’ex Ministro degli Interni Salvini al momento dell’ultimo rinnovo dei vertici dell’Opera del Duomo”.

“Tornando al Franci – prosegue Valentini – la delibera di revoca dei locali del Prato di Sant’Agostino (a suo tempo ristrutturati con un progetto specificamente destinato e poco utilizzabile per altri scopi senza interventi massicci e compatibili con la delicatezza del complesso) è per di più in contraddizione con un un esplicito impegno assunto dal Sindaco De Mossi nel 2019 nei confronti dello Stato. Allorquando il Comune di Siena, al pari degli altri Enti Locali italiani interessati (una ventina) si impegnò a prorogare la convenzione, che scadrà nel 2039, di concessione dei locali ai Conservatori ed Istituti Musicali pareggiati che venivano “statizzati”, ossia le cui spese di funzionamento passavano dal Comune al Ministero dell’Istruzione, sollevando il bilancio comunale da un onere di oltre un milione. Durante il mandato della precedente Amministrazione (e grazie all’operato dell’Anci e dell’attuale presidente Anna Carli, che fu eletta segretaria del coordinamento nazionale dei Conservatori da statalizzare), fu raggiunto l’obiettivo storico del trasferimento delle spese del personale dagli Enti Locali al Ministero, col corrispettivo, però, della garanzia della messa a disposizione dei locali di funzionamento. Paradossalmente, se il Comune di Siena venisse meno a questo impegno, dovrebbe tornare a farsi carico di questi costi. Non può, inoltre, sfuggire l’importanza dell’Istituto Franci (pilastro della storia della musica nella nostra città) nel Polo Musicale Senese, insieme a Accademia Chigiana e Siena Jazz, orientato ad assicurare alta formazione, corsi accademici e specializzazione universitaria, dando a Siena un ruolo di rilievo nazionale. Ritengo una meschinità, infine, mettere uno contro l’altro il futuro dei ragazzi e degli insegnanti dell’Istituto Franci rispetto alle legittime aspettative di aule degli studenti del Liceo Classico e Musicale Piccolomini (che è per l’appunto convenzionato con l’Istituto Superiore di Studi Musicali Franci), obiettivo quest’ultimo che va concertato con l’Amministrazione Provinciale a cui spetta la gestione dell’edilizia scolastica”.

“Concludendo – ancora Valentini – com’è possibile che si possa mettere a repentaglio il destino di un Istituto di alta formazione accademica per la musica, che da quasi duecento anni opera a Siena, riversando sulla città manifestazioni, concerti, incontri culturali di tutto rispetto? Quando iniziò il precedente mandato, la cessazione dei contributi della Fondazione MPS misero a rischio il bilancio comunale, ma il contributo economico per l’Istituto Franci e per Siena Jazz non furono toccati (e lo stesso fece la Regione) per salvare la loro storia, l’offerta culturale che rappresentano e le persone che ci lavorano. Ed ora vogliamo buttare tutto nella spazzatura?”



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