Siena celebra i cento anni del serbatoio di Vico Alto: un secolo d’acqua tra storia e futuro

La cerimonia con il Comune e Acquedotto del Fiora: svelata la targa commemorativa. Renai: “È il cordone ombelicale che lega l’acqua dell’Amiata alla città”

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Un secolo di storia dell’acqua a Siena. Il serbatoio di Vico Alto compie cento anni e la città ha celebrato oggi, 25 settembre, questo importante anniversario con una cerimonia organizzata dal Comune di Siena insieme ad Acquedotto del Fiora. Un’infrastruttura nata nel 1926 e ancora oggi fondamentale per il sistema idrico cittadino, capace di raccontare il rapporto tra Siena e le sorgenti del Vivo d’Orcia.

La cerimonia si è aperta con un contributo storico di Benedetto Bargagli Petrucci, prima degli interventi del sindaco di Siena Nicoletta Fabio e del presidente di Acquedotto del Fiora Roberto Renai. Al termine è stata svelata la nuova targa commemorativa collocata sull’edificio, seguita da una visita guidata all’interno dell’impianto.

Il progetto di un serbatoio terminale era già previsto nel piano di massima dell’acquedotto del Vivo d’Orcia del 1895. La struttura venne progettata da Luciano Conti nel 1905, ma diversi problemi progettuali e finanziari ne rallentarono la realizzazione. Il progetto fu ridimensionato nel 1924 da Mario Vanni e il serbatoio venne inaugurato nel 1926. La sua funzione era, ed è tuttora, strategica: garantire una distribuzione uniforme dei carichi piezometrici nella rete idrica urbana e ridurre le oscillazioni legate ai diversi livelli di consumo. Una storia segnata anche dalla guerra. Il 28 giugno 1944, durante la ritirata tedesca, il serbatoio venne gravemente danneggiato e rimase inutilizzabile per diversi mesi. Tra il 1946 e il 1947 riprese progressivamente a funzionare grazie agli interventi finanziati con i fondi per i danni di guerra, mentre nel 1948 l’ingegner Andrea Mascagni ne curò la ricostruzione definitiva e il collaudo.

Oggi il serbatoio di Vico Alto alimenta circa 280 chilometri di rete di distribuzione e serve direttamente circa 22mila utenze. Ogni anno da qui vengono distribuiti oltre 5,5 milioni di metri cubi di acqua provenienti dalle dorsali del Vivo e dai pozzi del Luco. La capacità di compenso dell’impianto è di 5mila metri cubi. Un’opera del passato, dunque, ma con uno sguardo rivolto al futuro. È questo il significato sottolineato dal sindaco Nicoletta Fabio, che ha ricordato il valore del lavoro di chi ha costruito e mantenuto il serbatoio per un secolo.

“Come in ogni anniversario, il pensiero naturalmente va, prima di tutto, a coloro che ci hanno preceduto, a chi ha realizzato e mantenuto nel tempo, in questo caso per un secolo, un’opera sicuramente di straordinaria ingegneria idrica, ma anche al futuro – ha detto il primo cittadino Nicoletta Fabio -. Ciò che abbiamo ereditato va mantenuto, va tutelato, va curato e consegnato, se possibile, anche con qualche ulteriore miglioria alle generazioni future. È un’opera sicuramente tipica di Siena, perché c’è la storia e c’è la bellezza, quindi la capacità di coniugare la funzionalità, le esigenze concrete di una comunità, anche con il buon gusto, con l’estetica. È un’opera identitaria, perché coniuga quello che siamo stati e quello che vogliamo essere nel nostro futuro”.
Sul legame tra la città e il territorio dell’Amiata si è soffermato il presidente di Acquedotto del Fiora Roberto Renai. Il serbatoio di Vico Alto, ha spiegato, rappresenta il punto di arrivo di un rapporto storico che ha permesso alla città di beneficiare dell’acqua delle sorgenti del Vivo d’Orcia.
“Il serbatoio è il punto d’arrivo di quel cordone ombelicale simbolico che lega l’acqua dell’Amiata alla città – ha sottolineato il presidente Renai -. Ricordo che fino al 1800 ci fu il colera a Siena e molte persone morirono, quindi da lì nacque l’idea dell’acquedotto, poi del serbatoio e questo serbatoio è quello che per noi rappresenta un’opera che è una gestione del passato ma del futuro. Questa è una cosa oltre che funzionale molto bella, è l’idea che combatte l’obsolescenza programmata moderna, è l’idea delle cose che si fanno perché durino e noi proviamo a rilanciare questa tradizione, costruire cose fatte bene per i cittadini e che durino”.

La celebrazione del centenario è stata anche l’occasione per riportare l’attenzione su un luogo che, pur svolgendo da un secolo una funzione essenziale per la città, non è ancora conosciuto da tutti i senesi.

“È un’opera visitabile, bella esteticamente, funzionale ma che racconta la vita dell’acqua potabile nella città – ha concluso Renai -. Un luogo che racconta anche quel rapporto storico della città in collina che dal Medioevo e prima è un rapporto estremamente complesso ma estremamente ricco di storia”.

Lorenzo Agnelli

Giornalista pubblicista iscritto all'ordine dal 2020. Esperienza nel ruolo prima come corrispondente locale dalla Val d'Orcia e poi all’interno della redazione di Radio Siena Tv. Prendere parte alle discussioni e conoscere a fondo i fatti sono stati i fattori scatenanti della sua personale passione verso il giornalismo, concentrandosi principalmente sui fatti di cronaca che riguardano la collettività, come la politica e le sue incoerenze, materie da spiegare e rendere accessibili a tutti. Ama la città in cui lavora, Siena, e la sua terra, la Val d’Orcia, luogo capace di offrire bellezza paesaggistica ma anche umana, difficile da spiegare, ma che non si stanca mai di raccontare.



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