Siena: disturbi alimentari, allarme tra i giovanissimi. Celentano: “Non è una scelta, nè un capriccio"

L’appello di Chiara Celentano (IDAP) tra prevenzione, social e cure basate sull’evidenza. Il 9 aprile alla Biblioteca degli Intronati, presentazione del libro di Giorgio Perinetti “Quello che non ho visto arrivare”

Di Redazione | 18 Marzo 2026 alle 7:30

Un fenomeno in aumento e sempre più precoce: i disturbi dell’alimentazione e del peso stanno crescendo, colpendo fasce d’età sempre più giovani. Chiara Celentano, rappresentante di IDAP Ricerca e Prevenzione (Associazione Italiana Disturbi dell’Alimentazione e del Peso – Ricerca e Prevenzione), fa il punto su un fenomeno in crescita e racconta le iniziative sul territorio senese, tra sensibilizzazione all’ospedale Le Scotte e l’appuntamento del 9 aprile alla Biblioteca degli Intronati con Giorgio Perinetti.

«È un fenomeno dilagante tra i giovanissimi: arrivano casi di bambine di 12-13 anni che combattono contro questi disturbi. La situazione è sempre più drammatica”, ha raccontato in diretta a Buongiorno Siena.

Per Celentano, la prima vera arma è la sensibilizzazione: parlare, riconoscere i segnali iniziali, promuovere informazione corretta. Un lavoro che passa anche dal territorio: «Grazie all’ospedale Le Scotte per lo spazio dato all’associazione: informare riduce stigma e solitudine».

Non “un capriccio”, ma un disturbo da affrontare. L’invito è a superare l’idea di colpa o scelta individuale.

«Non è una scelta né un capriccio. La scelta vera è intraprendere un percorso per capire come funziona un disturbo alimentare e dotarsi della “cassetta degli attrezzi” per combatterlo».

Oltre i luoghi comuni: l’anoressia può essere atipica. Celentano smonta l’immagine stereotipata della “ragazzina di 16 anni con vomito ricorrente”.

«Molte anoressie nervose sono atipiche: ragazze normopeso, senza episodi eclatanti. Meritano attenzione proprio perché spesso non sono così visibili. E nessuno è “esente”: riguarda ragazzi, donne di 50-60 anni, tutti i ceti sociali».

Social: imparare a usarli, non demonizzarli. Il tema del confronto online tra pari resta critico, ma la soluzione non è il bando in blocco.

«Demonizzare i social è facile. Dobbiamo allenare occhi e cervello: quelle immagini non sono reali, sono posate, selezionate, filtrate, anche con intelligenza artificiale. Non sono modelli a cui confrontarsi. Studi mostrano che l’esposizione continua può favorire un disturbo in persone predisposte».

Cosa fare al primo segnale. Di fronte a un’iniziale difficoltà, serve rivolgersi a professionisti competenti e abbattere la vergogna.

«Come per una distorsione andremmo dal fisioterapista, per un problema psicologico serve lo psicologo: fornisce esercizi per la riabilitazione mentale. Vale per i disturbi alimentari, l’ansia, la depressione. Il primo passo è vincere la vergogna: non è una colpa, ci vuole coraggio».

Il progetto con Perinetti e l’appuntamento a Siena. Il 9 aprile alla Biblioteca degli Intronati, presentazione del libro di Giorgio Perinetti “Quello che non ho visto arrivare”, con firmacopie e punto informativo curato da IDAP.

«L’obiettivo era offrire anche una “soluzione” dal punto di vista clinico e sociale. IDAP è un’organizzazione no profit che informa ed educa sui disturbi alimentari e del peso, comprese le componenti psicologiche legate all’obesità. Puntiamo su prevenzione, trattamenti e strumenti diagnostici efficaci e scientificamente validati».

La chiusura è un impegno che vale come programma di lavoro e come promessa ai pazienti.

«Tutti sono meritevoli delle migliori cure possibili, basate sull’evidenza scientifica. In ambito psicologico serve la stessa attenzione alla ricerca che abbiamo per le altre patologie cliniche».



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