Siena, l’ultimo scherzo di Luca “Il Tranquillo”: il suo manifesto è poetica di stile

“Sono morto (non scomparso)”. Un addio dandy che trasforma il dolore in memoria viva, tra opere di bene e un video che resta

Di Andrea Bianchi Sugarelli | 30 Gennaio 2026 alle 11:20

Siena, l’ultimo scherzo di Luca “Il Tranquillo”: il suo manifesto è poetica di stile

Certe notizie non arrivano: piombano. E quando piombano, fanno quel rumore sordo che si sente anche dietro le finestre chiuse, perfino nelle vie dove la città di solito si difende con il suo passo lento e antico. La morte di Luca Botteghi, “Il Tranquillo”, senese, istriciaiolo, volto conosciuto e soprattutto temperamento inconfondibile, ha fatto proprio questo: ha rotto il fiato in Camollia, in tutta la città, a chi lo aveva conosciuto o ne aveva sentito il nome nei racconti di rione.

Poi, a sorpresa, ha fatto anche altro.

Perché in questi giorni, invece della consueta grammatica del lutto – quella che conosciamo a memoria, fatta di formule, di toni uguali, di “è mancato” e “si è spento” come se la vita fosse una lampadina – Siena si è trovata davanti un manifesto mortuario che è un colpo di teatro e insieme un colpo di stile. Un ultimo, lucidissimo scherzo. O forse, più esattamente, un ultimo gesto coerente…

Non è solo una battuta. È una dichiarazione di poetica.

C’è tutto il mondo di Luca dentro quelle righe: i suoi vent’anni immortali che sanno essere devoti e ironici nello stesso respiro; la contrada che piange davvero, ma non ama il piagnisteo; la città che ha inventato un modo di appartenersi fatto di rito e di sberleffo, di serietà e di leggerezza. E c’è soprattutto lui: il dandy che, anche nella morte, rifiuta l’ultima posa preconfezionata.

“Sono morto (non scomparso)” è una frase che vale più di molte omelie. Perché “scomparso” è una parola gentile, sì, ma anche ambigua, quasi evasiva: come se la fine fosse un equivoco, un disguido, una sparizione nel nulla. Luca invece no: mette il punto. Chiama le cose col loro nome. E proprio per questo riesce a disinnescarle. Trasforma la paura in stile, il tabù in una smorfia elegante. Fa quello che la goliardia migliore ha sempre fatto: non nega la gravità, la prende di petto – e le fa l’occhiolino.

E poi c’è l’altra stoccata, quella che fa ridere e pensare insieme: “Le preghiere ed i fiori sono inutili”. Non come offesa, non come arroganza. Piuttosto come invito: non spendete energie in automatismi, fate qualcosa che abbia peso. “Opere di bene”: concretezza, non cerimonia. E subito dopo – come un colpo di bacchetta – l’aggancio al presente, al mondo reale, al linguaggio del 2026: “un like al video”.

Qualcuno storcerà il naso: la morte e Youtube, davvero? E invece sì, proprio perché quella riga racconta un fatto che spesso fingiamo di non vedere: oggi la memoria passa anche di lì. Passa dai video, dai frammenti condivisi, dalle cose che restano in rete non come surrogato, ma come archivio emotivo contemporaneo. Luca lo capisce e ci gioca. E giocandoci ci costringe a guardare meglio la nostra epoca, senza moralismi e senza nostalgie. Si è congedato così, con un lungo ed eterno saluto. E dentro quel manifesto si sente l’eco di una tradizione che a Siena non è folclore, è sostanza. La goliardia studentesca, con radici antiche e orgogliosamente irriverenti, ha sempre avuto un talento particolare che a Luca è stato trasmesso dal babbo, protagonista delle Feriae Matricularum Senensium: prendere l’austerità e piegarla, senza spezzarla; usare l’ironia come un modo per essere presenti, non per fuggire. I Clerici Vagantes, le beffe dotte, la libertà di ridere anche in faccia ai dogmi – e insieme il rispetto profondo per ciò che conta davvero, che spesso si misura nel coraggio e nella generosità, non nelle parole.

Ecco perché questo manifesto non suona mai “fuori posto”. Anzi. È perfettamente senese nella sua spavalderia, e perfettamente botteghiano – se ci passate il termine – nella sua firma: “Il Tranquillo”. Perché c’è qualcosa di serenissimo, quasi di disarmante, nel modo in cui non chiede permesso alla tristezza. Non la cancella, ma la guida.

Siena e l’Istrice lo piangono perché le persone così, quelle che “riempiono” una stanza, una contrada, una compagnia, quando se ne vanno lasciano un vuoto che si vede e si sente. Ma intanto Luca, anche adesso, riesce a fare quello che faceva da vivo: spostare l’aria. Cambiare il tono. Evitare che il dolore diventi posa e che la commemorazione diventi recita.

C’è un’eleganza rara nel non volere fiori. E c’è un’allegria intelligente nel chiedere un like: non per vanità, ma per tenere in moto la storia, per farla circolare, per dire “io sono stato questo, ricordatemi così: vivo, e un po’ sfacciato”.

Alla fine, quel manifesto è un testamento di stile. Un ultimo brindisi scritto con la penna intinta nell’ironia e nell’affetto. Un modo per dirci che si può essere seri senza essere pesanti, profondi senza essere solenni, fedeli senza diventare prevedibili.

E forse è proprio questo il regalo più inatteso che “Il Tranquillo” lascia alla sua città e agli amici: la possibilità di piangere e sorridere nello stesso momento, senza sentirsi in colpa. Perché certe persone, quando se ne vanno, non “scompaiono”. Restano come un gesto, uno scherzo, una battuta detta bene, una presenza che continua a farsi sentire – con quella leggerezza che non è superficialità, ma coraggio.

E allora sì: opere di bene. E anche un like. Non per dimenticare la morte. Ma per non farle vincere perfino lo stile con “un sorriso dentro al pianto”.

Andrea Bianchi Sugarelli

Andrea Bianchi Sugarelli è giornalista professionista con una lunga esperienza maturata nelle tv senesi e nella stampa locale dove dal 1996 ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità negli ambiti dello sport, cultura, Palio e cronaca giudiziaria. Nato a Siena nel 1973, nel corso della sua carriera ha gestito le attività di comunicazione per le Città del Vino, svolgendo anche le funzioni di portavoce e curando i rapporti istituzionali con la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dell’Agricoltura. Ha inoltre fatto parte del CdA dell’antica Biblioteca degli Intronati. Ha guidato il settore comunicazione del Siena Calcio in serie C e, tra il 2020 e il 2021, è stato responsabile della comunicazione per il sindaco di Siena, Luigi De Mossi, e delle Società partecipate del Comune. Ha un percorso accademico che si è svolto nelle università di Siena e Firenze e alla Luiss Business School. È autore e co-autore di saggi di carattere storico e di attualità.



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