Un nuovo capitolo di ricerca scientifica internazionale vede protagonista l’Università degli Studi di Siena, impegnata in una spedizione esplorativa a Djibouti dedicata allo studio dell’ecologia dello squalo balena, il più grande pesce esistente. A guidare il progetto è il professor Primo Micarelli, docente dell’Ateneo senese e Direttore del Centro Studi Squali di Massa Marittima, punto di riferimento a livello scientifico per lo studio dei grandi elasmobranchi.
Il team del Centro Studi Squali – Istituto Scientifico, coordinato dal professor Micarelli con il supporto del dottor Andrea Marsella, ricercatore associato del CSS, è attualmente operativo nella baia di Ras Corali, uno dei siti più rilevanti al mondo per l’aggregazione stagionale degli squali balena. Si tratta di una missione particolarmente significativa: questo è infatti il decimo anno di spedizioni a Djibouti, un anniversario che segna un traguardo importante per il progetto “Ecologia Squali Balena”, attivo dal 2017.
La spedizione è iniziata nel migliore dei modi. Fin dalle prime notti, il team ha osservato numerosi esemplari di squalo balena in fase di foraggiamento, attirati dal plancton superficiale illuminato dalle luci dell’imbarcazione che ospita i ricercatori. Alcuni individui osservati raggiungono dimensioni notevoli, tra i 6 e i 7 metri di lunghezza.
Le riprese video e laser effettuate servono per l’identificazione fotografica degli esemplari e per la misurazione precisa della taglia, oltre all’analisi dei comportamenti alimentari. Dati che saranno fondamentali per comprendere meglio la biologia e l’ecologia di questa specie minacciata.

Micarelli: “Un progetto che cresce anno dopo anno”
“Ci troviamo a Djibouti, a diverse migliaia di chilometri dall’Italia – spiega il professor Micarelli – dove operiamo da anni per raccogliere dati dedicati allo squalo balena. Questo è un anno estremamente importante, perché rappresenta il decimo anno di spedizioni scientifiche in quest’area”.
Il gruppo di lavoro è composto da circa quindici persone, tra ricercatori, studenti e collaboratori. Tra loro anche uno studente dell’Università di Siena, Gabriele Carista, affiancato da uno studente dell’Università di Genova, oltre a veterani delle precedenti missioni e appassionati formati sul campo. “È un lavoro intenso – racconta Micarelli – continuiamo ad analizzare i dati fino a tarda notte per catalogare gli avvistamenti, le misurazioni e i comportamenti osservati“.

Nel corso degli anni, le spedizioni hanno permesso di raccogliere una mole crescente di informazioni. “Speriamo di superare i cento esemplari identificati – sottolinea Micarelli – e di poter arrivare a nuove pubblicazioni scientifiche. Attualmente sono già cinque quelle dedicate allo squalo balena di Djibouti“.
L’obiettivo è comprendere sempre meglio le strategie alimentari di questi animali, che non si nutrono solo di zooplancton ma anche di piccoli pesci, e correlare i loro comportamenti alle variabili ambientali: temperatura del mare, clorofilla, correnti e copertura nuvolosa. Djibouti rappresenta infatti un hotspot mondiale, frequentato soprattutto da giovani maschi tra i 2 e i 7 metri, che si aggregano tra novembre e fine gennaio.

“Questi dati – conclude Micarelli – sono fondamentali non solo dal punto di vista scientifico, ma anche per migliorare le strategie di conservazione e la gestione responsabile di un’area dove l’ecoturismo è presente ma non impattante“.
Una missione che conferma ancora una volta il ruolo dell’Università di Siena nella ricerca scientifica internazionale, capace di coniugare studio, formazione e tutela della biodiversità marina.
