Acn Siena, Bellandi: “Tutto va ridimensionato a una società di serie D”

"Gli impegni presi con l'amministrazione sono stati rispettati - afferma Bellandi - ma per certe cose dobbiamo tornare sul pianeta Terra"

Sono rimbalzate sulla bocca di tutti nelle ultime ore le notizie relative all’Acn Siena, che riguardano in primis l’addio dell’addetto stampa Edoardo Brunetti, comunicato questa mattina come un fulmine a ciel sereno. A fare chiarezza e spiegare la situazione è Andrea Bellandi, advisor nel passaggio di società al gruppo armeno:

“La priorità andava ovviamente alla squadra, quindi fino al 5 di Ottobre non c’è stato modo di ottemperare a contratti differenti da quelli relativi allo staff tecnico, medico e calciatori – spiega Bellandi – Sono emerse alcune discrasie tra quello che era il budget previsto, superiore a 2 milioni di euro, e alcune richieste che vanno corrette, non solo dell’addetto stampa: sono infatti in corso altre operazioni per riportare sul pianeta terra alcune richieste uscite dall’orbita”.

“Siena è una città che arriva da due fallimenti consecutivi – continua – Certe dinamiche passate da De Luca, Mezzaroma, la Durio andrebbero abbandonate. Sulla squadra è stata spesa una cifra importante, perché il passaggio in serie C deve essere scontato, è l’obiettivo indiscusso: non esiste una scusante al non andare in serie C“.

Ad emergere nelle ultime ore sono stati anche alcuni dubbi riguardo al settore giovanile, per il quale la società si era espressa in maniera importante.

“La verità è che l’impegno con l’amministrazione comunale era quello di ricontattare tutti i 180 ragazzi che lo scorso anno facevano parte del settore giovanile e la riassunzione del personale, certamente sovradimensionato per una società di serie D, tutti impegni ottemperati – spiega ancora Bellandi – Non era scritto da nessuna parte che si dovessero fare 10 squadre con un impegno di tecnici che è da società di serie A“.

“I tecnici sono importanti, figure che rappresentano tra l’altro una pagina importante della storia della società, però forse siamo andati un po’ oltre. Argilli è una figura molto competente, l’unico secondo me di cui non si può fare a meno, come altri bravi tecnici come Radice. Questa è un’azienda che non deve ripercorrere temi del passato, che ci portano ogni 4/5 a fallimenti o cessioni del titolo sportivo”.

A monte del problema, secondo Bellandi, c’è quella cultura alla quale Siena, anche nella sua parte sportiva, si è abituata negli anni:

“Il Monte dei Paschi non c’è più, non svolge quel ruolo assistenziale che ci consentiva prima di vivere da signori, è rimasta però quella cultura – spiega l’advisor nel passaggio della società bianconera – Purtroppo le risorse per sostenere tante iniziative non le troviamo non solo a Siena, ma in Italia. Chi arriva, anche se ha i soldi, già ha una cultura diversa, difficilmente comparabile alla nostra, e in più i conti li sa fare, quelli sono uguali in tutto il mondo, noi invece viviamo ancora in questa cultura ovattata”.