Un racconto intenso, poetico e profondamente umano. È quello che porta in scena “Astor, un secolo di tango”, spettacolo inserito nel cartellone Sipario Rosso della stagione teatrale senese 2025/2026, protagonista della rubrica Su il Sipario, in onda con le interviste integrali a tutto il cast nella trasmissione Sette Giorni, alle ore 21.
Un viaggio che attraversa musica, danza e memoria, restituendo tutta la forza rivoluzionaria di Piazzolla, capace di trasformare il tango da espressione popolare a linguaggio contemporaneo e universale. Lo spettacolo sarà replicato questa sera, sabato 18 aprile alle ore 21:00, e domenica 19 aprile alle ore 17:00 al Teatro dei Rinnovati.
Un viaggio tra identità, radici e rivoluzione
A raccontare la genesi e l’anima dello spettacolo è il regista Carlos Branca: “Astor è il viaggio di Astor Piazzolla, un musicista argentino che non c’è più ma ha lasciato una musica meravigliosa. È uno spettacolo che narra la sua storia attraverso la danza contemporanea, la voce narrante e il tango, che è molto più che una musica per ballare. È la musica urbana di Buenos Aires, con tutto quello che implica, soprattutto l’immigrazione. Piazzolla aveva origini italiane, ha vissuto tra Argentina, New York e Parigi: la sua è una storia quasi rock’n’roll”
La sfida tra tradizione e innovazione
Al centro dello spettacolo c’è proprio la tensione tra radici e cambiamento, cifra distintiva del “nuevo tango”. “Piazzolla era un genio discusso – racconta Branca – perché gli appassionati del tango lo consideravano troppo accademico e gli accademici troppo tanghero. Ma è proprio in questo equilibrio che nasce la sua genialità”. Una sfida raccolta anche dal Balletto di Roma, che porta in scena una coreografia firmata da Valerio Longo, capace di unire linguaggi e sensibilità diverse.
La danza come linguaggio universale
“Siamo partiti da un aspetto contemporaneo – spiega il coreografo Valerio Longo – cercando di cavalcare l’onda della musica di Piazzolla con una forza sempre attuale”. Uno spettacolo che non parla solo agli appassionati di tango: “Il linguaggio della danza è universale. Ci auguriamo che il movimento arrivi anche laddove altre dinamiche non arrivano”. E proprio sul piano emotivo si gioca la forza dello spettacolo: “Abbiamo lavorato sull’aspetto emozionale per raccontare il viaggio di questo grande artista”.
La voce narrante di Vincenzo Bocciarelli
A guidare lo spettatore in questo percorso è la voce di Vincenzo Bocciarelli, direttore artistico dei Teatri di Siena, che nello spettacolo assume un ruolo centrale: “La parola è importantissima perché questo spettacolo rappresenta la commistione di tutti i linguaggi del teatro: danza, poesia, musica, corpo e tango”. Un racconto “delicato, elegante e raffinato”, capace di restituire la grandezza artistica di Piazzolla e il suo impatto culturale: “Ha segnato una rivoluzione non solo nella musica, ma nel mondo del teatro, raccontando il passaggio tra Novecento e contemporaneità”. Tra i momenti più intensi, quello legato alla figura del padre: “Quando Piazzolla è a New York e perde il padre, dice che il suo bandoneón lo ha aiutato a stargli vicino. È la dimostrazione della potenza dell’arte: unire, creare legami, dare senso”.
Un’esperienza da vivere
Con otto danzatori in scena e le note del bandoneón di Mario Stefano Pietrodarchi, lo spettacolo si configura come un’esperienza immersiva, capace di attraversare emozioni, memoria e identità. Non solo un omaggio a un grande artista, ma anche all’uomo Piazzolla, con le sue fragilità e la sua forza creativa. Un appuntamento che si inserisce tra gli ultimi della stagione teatrale senese, come ricorda Bocciarelli, proiettando già lo sguardo verso i prossimi eventi e l’estate culturale della città.