Beni nascosti dopo il fallimento, denunciati due imprenditori del senese

Indagine della guardia di finanza: l’accusa è di bancarotta per distrazione e di denaro, beni o utilità di provenienza illecita

La loro attività fallisce ma nascondono i beni per continuarne un ‘altra, a danno dei creditori: due imprenditori del senese denunciati dalle Fiamme Gialle di Siena.

Nei giorni scorsi la Guardia di Finanza di Siena ha eseguito un sequestro di macchinari, piani cottura ed elettrodomestici, fraudolentemente sottratti all’attivo fallimentare da parte dei soggetti insolventi, tutti riconducibili alla stessa famiglia. I beni erano stati illecitamente “distratti” da una società della Valdichiana operante nel settore dell’“installazione di impianti idraulici e di condizionamento”, dichiarata fallita nel 2018. L’amministratore ed il socio unico infatti, in concorso tra loro, nei mesi immediatamente antecedenti al fallimento, dopo aver fittiziamente trasferito la sede della società in Provincia di Palermo, avevano costituito una New Company operante nello stesso settore e presso la medesima sede operativa dell’impresa fallita, con l’intento di sostituirla senza soluzione di continuità nell’attività e beneficiando così del suo avviamento, condotta perpetrata a danno degli interessi dei creditori.

Le indagini condotte dalla Guardia di Finanza di Siena – sotto l’egida della locale Procura della Repubblica, nella persona del dott. De Flammineis – rese ancor più difficoltose per l’occultamento di gran parte dell’impianto contabile, avevano evidenziato l’esistenza di numerosi beni mobili quali macchinari, piani cottura, elettrodomestici che, pur risultando in carico alla società fallita, in sede di inventario della curatela non erano stati rinvenuti.

Dai primi accertamenti emergeva la concreta probabilità che i beni fossero stati destinati alla nuova società, costituita ad hoc in concomitanza al fallimento. Il sospetto è poi risultato fondato: le perquisizioni eseguite presso la sede del nuovo soggetto economico hanno consentito di individuare tutti i beni sottratti, per un valore di circa 60 mila euro, prontamente sottoposti a sequestro da parte dell’Autorità Giudiziaria per poter successivamente essere inseriti nell’attivo fallimentare, così da poter garantire i creditori danneggiati dal comportamento fraudolento degli indagati. A carico delle persone cui è addebitata la bancarotta per distrazione è stato altresì ipotizzato il reato di “impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita”.

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