Capodanno Senese, la lectio di Faltas dalla Terra Santa: "A Gaza si muore mentre si chiede la vita"

Il messaggio alla città: “Siena apra il cuore, da qui nascono pace, verità e giustizia”

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Un intervento scandito da parole nette, dirette, senza mediazioni. Padre Ibrahim Faltas, protagonista della lectio magistralis del Capodanno Senese, è intervenuto in collegamento dalla Terra Santa, portando a Siena una testimonianza concreta di ciò che significa vivere nei territori segnati dal conflitto.

“Il cuore dell’umanità è aperto alla pace. Pace e bene da Gerusalemme”, ha esordito il francescano, salutando le autorità civili e religiose e ringraziando per l’invito a un evento che ha definito “così importante per la città di Siena e per la sua storia”. Nel suo intervento, Faltas ha posto l’accento sulla specificità della tradizione senese, sottolineando il legame tra dimensione civile e religiosa: “L’inizio della vita civile dei cittadini di Siena è stato stabilito con l’Annunciazione”, ha ricordato, evidenziando come questa scelta rappresenti ancora oggi “un segno di rinnovata fiducia e di speranza sempre nuova nella vita di una comunità”. Un’identità forte, quella senese, che secondo il frate si fonda sulla capacità di custodire il passato: “Una comunità della forte identità che conserva gelosamente riti antichi e tradizioni radicate”.

Il cuore della lectio si è concentrato sulla realtà dei conflitti contemporanei. Parole dure, senza filtri: “Le immagini e le notizie delle guerre vi arrivano in diretta, ma riguardano soprattutto le sofferenze delle persone, dei civili, vittime innocenti e indifese”. E ancora: “Non vogliamo e non possiamo dimenticare la violenza assurda che avvolge il mondo, neanche in un’occasione così bella”.

Per Faltas, la pace non è un concetto astratto ma un percorso concreto: “Si deve e si può parlare di pace partendo sempre dalla propria esperienza personale”, ha spiegato, precisando che “la pace è un percorso che inizia da se stessi, ma deve proseguire in un cammino comune e in unità”. Un passaggio che richiama direttamente la responsabilità individuale e collettiva, in un tempo segnato da divisioni e conflitti.

Tra i momenti più intensi dell’intervento, il riferimento alla situazione nei territori di guerra, in particolare a Gaza: “A Gaza si muore mentre si chiede la vita che passa attraverso un pezzo di pane o un pugno di farina”. Un’immagine forte, accompagnata da un monito preciso: “Da mesi non entrano aiuti, cibo, farmaci e se entrano non sono sufficienti. Non dimentichiamolo e non dimentichiamoli”. Il francescano ha allargato lo sguardo a tutti i conflitti in corso: “Chiediamo rispetto per la vita che è sacra, la chiediamo per tutti, israeliani, palestinesi, russi, ucraini e per ogni popolo che non ha pace”.

Un passaggio centrale ha riguardato i diritti umani e il ruolo dell’informazione: “Dobbiamo difendere i diritti umani essenziali”, ha affermato, sottolineando anche la necessità di “curare i traumi invisibili della mente”. E ancora: “È indispensabile la presenza di giornalisti e osservatori internazionali ovunque ci siano conflitti”, perché “bisogna essere testimoni di verità, conoscerla per chiedere la giustizia”. Un riferimento diretto anche al costo umano dell’informazione: “Più di 200 giornalisti di Gaza hanno perso la vita in questi anni”.

Accanto al racconto della guerra, Faltas ha indicato percorsi concreti di speranza: “Ai programmi scolastici tradizionali viene affiancato un progetto di educazione alla pace che sta dando risultati concreti e visibili”. Un lavoro che coinvolge studenti di diverse religioni: “Le nostre scuole sono frequentate da alunni cristiani e musulmani… insegnanti e allievi ebrei partecipano ai progetti”. E ancora: “Si creano così possibilità di confronto, di convivenza pacifica, di dialogo”.

Infine, il francescano ha voluto rivolgere un messaggio diretto alla città: “Siena, ricordate il passato per metterlo vivo nel presente, per tutelare il futuro”. Un invito chiaro a custodire la memoria come strumento di costruzione del domani: “Siate fieri della vostra storia”. E infine l’immagine simbolica che racchiude il senso dell’intervento: “Il cuore dell’umanità è aperto alla pace? Il cuore di Siena certamente lo è”. Da qui l’appello conclusivo: “Continuate ad aprire il cuore, perché dal cuore nascono la pace, la verità e la giustizia”.

Simona Sassetti

Nasce a Siena nel 1991, lavora a Siena Tv dal 2016. Ha scritto prima sul Corriere di Siena, poi su La Nazione. Va pazza per i cantanti indie, gli Alt-J, poi Guccini, Battiato, gli hamburger vegani, le verdure in pinzimonio. È allergica ai maschilismi casuali. Le diverte la politica e parlarne. Ama il volley. Nel 2004 ha vinto uno di quei premi giornalistici sezione giovani e nel 2011 ha deciso di diventarlo



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