Cresce l’attesa per il cda di Mps che tra due giorni darà una prima valutazione dell’offerta di Intesa Sanpaolo e una risposta all’invito, rivolto da Banco Bpm, di sedersi a un tavolo per valutare un matrimonio ‘alla pari’ tra le due banche. La riunione, in agenda giovedì, è stata preceduta da un consiglio ordinario del Banco, che ha offerto l’opportunità di un’informativa al board sul dossier senese, alla luce dei contatti che potrebbero esserci stati tra le parti. Dall’istituto guidato da Giuseppe Castagna, che ha aggiornato i suoi consiglieri, non trapela nulla in attesa della risposta del Monte di giovedì.
A Siena intanto si continua a lavorare con gli advisor Ubs, Bofa, Bonelli Erede e White & Case all’analisi delle due proposte. Dal cda sono attese le prime valutazioni sull’impatto industriale e l’adeguatezza del corrispettivo di Intesa Sanpaolo mentre, lato Bpm, occorrerà capire se il Monte intende aprire un tavolo e lungo quali canali per rispettare la passivity rule, che vieta azioni difensive senza il consenso dell’assemblea. “Valuteremo tutte le offerte formulate e tutte le opzioni per fare il bene della banca” ha detto nel weekend il ceo di Mps, Luigi Lovaglio, dopo aver ribadito che il Monte ha una “potenzialità enorme” e che il suo valore, superiore ai “30 miliardi” offerti da Intesa all’annuncio dell’opas, “non è stato ancora del tutto espresso”. Agli attuali corsi di Borsa l’offerta di Intesa – che terrà per sé Mediobanca, Generali e metà della rete, cedendo l’altra metà a Unipol – valorizza Mps 33,8 miliardi, 1,1 miliardi in meno di Piazza Affari. Il successo dell’opas, di cui è iniziato il percorso autorizzativo, significherebbe per Mps la fine di un percorso autonomo per la costituzione del secondo polo bancario. Ma se Lovaglio vuole difendere l’autonomia di Siena, di cui ha recentemente lodato il valore, dovrà mettere in campo un’offerta concorrenziale rispetto a quella di Intesa. Serviranno molti miliardi e anche correttivi alla stazza di Siena – Mps capitalizza 35, il Banco 23,6 miliardi – se la fusione dovrà essere alla pari, come proposto da Castagna. Il Monte dovrà dunque trovare il modo di ridurre il suo valore distribuendolo ai soci. In pancia Siena ha liquidità e la quota in Generali, che da sola vale 8,5 miliardi. In ogni caso qualsiasi operazione con il Banco dovrà trovare il sostegno dell’Agricole, a Milano, e dei soci del Monte, a Siena. “La nostra è un’offerta di mercato concreta, non c’è nessuna logica di potere”, ha detto qualche giorno fa Messina. Se gli azionisti di Mps “ne riceveranno una migliore noi andremo avanti fino a che potremo creare valore per i nostri azionisti. Altrimenti saranno altri a fare l’operazione”