Nuovi protocolli e una legge regionale apposita che raccolga le misure per potenziare gli interventi per la lotta allo sfruttamento lavorativo; tra cui la piena attuazione della normativa contro il caporalato, una check-list sugli appalti e l’introduzione di indici di coerenza tra ore lavorate e capacità produttiva delle aziende.
Il Gruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, attraverso una risoluzione “In merito alle azioni di prevenzione e contrasto del caporalato e dello sfruttamento lavorativo in agricoltura”, a prima firma del capogruppo Pd Simone Bezzini, propone un pacchetto di interventi per contribuire a contrastare il fenomeno del caporalato in agricoltura: un sistema radicato che attraversa i territori e continua a incidere profondamente sulla vita di centinaia di lavoratori e lavoratrici.
La proposta, presentata oggi in conferenza stampa alla presenza del capogruppo Pd e della consigliera regionale Pd e presidente della Commissione sviluppo economico e rurale, Brenda Barnini, si fonda su strumenti stabili di vigilanza, organizzazione legale del lavoro agricolo e maggiore trasparenza nei rapporti occupazionali. Un sistema che si intende rafforzare attraverso protocolli territoriali condivisi tra istituzioni, parti sociali e soggetti competenti, e consolidare all’interno di una normativa regionale stabile e aggiornata.
“La Regione Toscana in questi anni è stata terra di avanguardia nel contrasto al caporalato, mettendo in campo strumenti importanti, a partire dal Protocollo contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo in agricoltura, sottoscritto per la prima volta dieci anni fa, e rafforzando nel tempo l’azione anche in altri settori, come dimostra il progetto SOLEIL. Nonostante questo impegno, il caporalato e lo sfruttamento lavorativo continuano ad incidere profondamente sulla vita di centinaia di lavoratori e lavoratrici – dichiara Simone Bezzini, capogruppo Pd – Per questo riteniamo necessario rafforzare ulteriormente gli strumenti di intervento, partendo da un principio semplice: la qualità delle produzioni deve andare di pari passo con la dignità del lavoro. In questa direzione proponiamo di rafforzare l’azione nei territori attraverso protocolli condivisi tra istituzioni, Prefetture e parti sociali, insieme all’introduzione di una legge regionale dedicata. Si tratta di dare piena attuazione alla normativa contro il caporalato e di introdurre strumenti concreti, come la check-list sugli appalti, gli indici di coerenza tra ore lavorate e capacità produttiva delle aziende, la notifica dei contratti alla Rete del Lavoro Agricolo di Qualità e la sperimentazione di forme di collocamento pubblico con il supporto di mediatori culturali, affiancati da misure per migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori stagionali, a partire dai trasporti e dall’abitare. L’obiettivo è costruire un sistema più efficace e strutturato, capace non solo di contrastare lo sfruttamento, ma anche di prevenirlo e far emergere il lavoro irregolare”.
“Quando parliamo di caporalato in agricoltura parliamo anche della necessità di ridare valore alle nostre filiere e di consentire a chi lavora nel settore di essere inquadrato e retribuito regolarmente. Il lavoro che cercheremo di portare avanti, anche grazie alla Commissione sviluppo economico e rurale, è quello di accompagnare il confronto attorno alla proposta del Pd, con l’obiettivo di arrivare a una vera e propria legge regionale – sottolinea Brenda Barnini, consigliera regionale Pd e presidente della commissione sviluppo economico e rurale – La Toscana, in virtù del grande lavoro già svolto su questo tema, può darsi l’obiettivo di essere la prima Regione a introdurre gli indici di coerenza per il settore. Siamo a dieci anni dalla legge 199 e, se siamo ancora qui a parlare di numeri che non diminuiscono, credo che il dovere delle istituzioni, e la Regione Toscana lo sta facendo, sia quello di non voltarsi dall’altra parte e di non far finta che questo problema non esista più. Dietro a questo fenomeno ci sono infatti condizioni di vita inaccettabili, ma anche elementi che incidono sulla tenuta delle nostre comunità e sulla sicurezza. Occuparsi di questo tema significa quindi parlare a 360 gradi di lavoro e del benessere delle nostre comunità”.
Tuttavia, il fenomeno non è stato ancora debellato. Per questo è necessario rafforzare ulteriormente gli interventi, anche da parte delle istituzioni, come confermano il lavoro svolto dalle organizzazioni sindacali, le attività delle “Brigate del Lavoro” della Flai Cgil e le audizioni svolte a Siena dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, che hanno coinvolto sindacati e organizzazioni datoriali del settore agricolo. Da questi confronti sono emersi alcuni obiettivi prioritari sui quali costruire i nuovi protocolli.
NUOVI PROTOCOLLI TERRITORIALI
Il Gruppo Pd sostiene la necessità di organizzare un vero e proprio piano di contrasto allo sfruttamento che dia centralità all’azione territoriale e alla collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti. In questa direzione, si propone l’attivazione di nuovi protocolli territoriali tra parti sociali, istituzioni e Prefetture, riferiti ai territori maggiormente interessati dal fenomeno, a partire dalle province di Siena e Grosseto, con l’obiettivo di affiancare e rafforzare le attività di controllo e repressione attraverso un insieme coordinato di interventi di prevenzione e di organizzazione legale del lavoro agricolo.
I SEI PUNTI
All’interno dei protocolli si prevede:
1. la piena attuazione della legge 29 ottobre 2016, n. 199 (legge contro il caporalato) e l’istituzione, per le province interessate, delle Sezioni territoriali della Rete del Lavoro Agricolo di Qualità, anche con l’obiettivo di intercettare situazioni di irregolarità;
2. la definizione di una checklist sugli appalti che consenta alle aziende committenti di verificare la regolarità degli intermediari;
3. la previsione della notifica del contratto di appalto, da comunicare alla Sezione territoriale della Rete del Lavoro Agricolo di Qualità (RLAQ) competente per provincia e all’Ente bilaterale agricolo territoriale; il contratto dovrà indicare le lavorazioni previste, il numero degli addetti coinvolti, la quantità di lavoro presumibilmente da svolgere, il valore economico e l’indicazione del soggetto appaltatore;
4. la definizione, con il concorso della Regione, di indici di coerenza tra giornate o ore di lavoro dichiarate e reale capacità produttiva delle aziende, oltre alla sperimentazione di forme di collocamento pubblico con il supporto di mediatori culturali per i lavoratori stranieri;
5. sperimentazione di forme di collocamento pubblico, con il supporto di mediatori culturali per i lavoratori stranieri, per favorire un incontro tra domanda e offerta improntato alla legalità e a contrastare gli intermediari irregolari che sfruttano la manodopera;
6. l’attivazione di trasporti dedicati e di politiche abitative adeguate alla condizione dei lavoratori stagionali;
LA TOSCANA VERSO UNA NUOVA LEGGE
Accanto ai protocolli territoriali, la proposta del Gruppo Pd punta a tradurre e consolidare questi strumenti all’interno di un quadro normativo regionale stabile e aggiornato.
L’obiettivo è promuovere un percorso che porti alla definizione di una nuova legge regionale in materia di prevenzione e contrasto allo sfruttamento lavorativo, capace di raccogliere e organizzare in modo organico le esperienze e le buone pratiche già maturate in Toscana, rafforzandole e rendendole strutturali, e i punti cardine dei nuovi protocolli territoriali.
La proposta punta inoltre a promuovere un percorso di coinvolgimento dei soggetti istituzionali e sociali maggiormente interessati, finalizzato a definirne contenuti, obiettivi e ambiti di intervento, con un costante aggiornamento della Commissione consiliare competente sugli sviluppi del percorso.
I NUMERI DEL FENOMENO
I dati confermano la rilevanza del fenomeno anche a livello regionale. Nel 2025 in Toscana sono state ispezionate 16.399 aziende, pari all’8,3% del totale, con 1.163 controlli nel solo settore agricolo.
Nel 2024 il 70,07% delle ispezioni ha rilevato illeciti (dato inferiore a quello nazionale del 71,7%) e, in agricoltura, la percentuale di irregolarità si attesta al 69,1%, a fronte del 54,9% del 2023. Nello stesso settore, i lavoratori assunti in modo irregolare hanno rappresentato il 37% degli ispezionati, rispetto al 22% dell’anno precedente.
Sul versante della sicurezza, le denunce di infortunio sono passate da circa 3.000 nel 2018 a circa 2.300 nel 2024, con una concentrazione del 55% nelle province di Arezzo, Grosseto e Siena e una maggiore incidenza tra lavoratori over 65 e stranieri.
(fonte: Dati della Direzione Interregionale del lavoro Centro).
Nella foto della conferenza stampa di questa mattina con Simone Bezzini, capogruppo Pd; Brenda Barnini, consigliera regionale e presidente della commissione sviluppo economico e rurale; Andrea Vannucci, vicepresidente Gruppo Pd e Lidia Bai, consigliera regionale Pd.