“L’unico elemento con un riscontro concreto non è mai stato approfondito”. Il giornalista Sergio Rizzo davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi, torna al centro la vicenda della cosiddetta “valigetta nera”. Un dettaglio emerso nel 2017 durante un’inchiesta giornalistica e ritenuto, dallo stesso Rizzo, l’unico punto della narrazione costruita attorno al caso capace di trovare un riscontro reale.
Il giornalista ha ripercorso il contesto in cui maturò quell’indagine: stava lavorando a un libro sul crack bancario e, approfondendo il caso Monte dei Paschi, decise di incontrare l’avvocato della famiglia Rossi, Luca Goracci. Da quei colloqui emersero numerosi racconti, spesso riconducibili a mitomani, ma tra questi uno colpì particolarmente.
Un uomo, presentatosi come imprenditore del Mantovano e identificatosi come “Antonio Muto”, riferì di aver avuto un appuntamento con Rossi il giorno della morte. Secondo il racconto, giunto nei pressi del vicolo Monte Pio, avrebbe visto il corpo a terra e sarebbe stato allontanato con violenza, fino a sentire uno sparo con silenziatore, mai riscontrato.
Un racconto che lo stesso Rizzo definisce “poco credibile”. Ma all’interno di quella narrazione emerge un elemento che cambia prospettiva: la presenza di una valigetta nera.