Caso David Rossi, in Commissione Sergio Rizzo: “La valigetta? Una pista con riscontri mai approfondita”

Il giornalista ricostruisce l’incontro con l’avvocato della famiglia e il racconto del falso testimone: “Unico elemento verificabile, ma mai seguito dagli inquirenti”

Di Simona Sassetti | 14 Aprile 2026 alle 13:00

“L’unico elemento con un riscontro concreto non è mai stato approfondito”. Il giornalista Sergio Rizzo davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi, torna al centro la vicenda della cosiddetta “valigetta nera”. Un dettaglio emerso nel 2017 durante un’inchiesta giornalistica e ritenuto, dallo stesso Rizzo, l’unico punto della narrazione costruita attorno al caso capace di trovare un riscontro reale.

Il giornalista ha ripercorso il contesto in cui maturò quell’indagine: stava lavorando a un libro sul crack bancario e, approfondendo il caso Monte dei Paschi, decise di incontrare l’avvocato della famiglia Rossi, Luca Goracci. Da quei colloqui emersero numerosi racconti, spesso riconducibili a mitomani, ma tra questi uno colpì particolarmente.

Un uomo, presentatosi come imprenditore del Mantovano e identificatosi come “Antonio Muto”, riferì di aver avuto un appuntamento con Rossi il giorno della morte. Secondo il racconto, giunto nei pressi del vicolo Monte Pio, avrebbe visto il corpo a terra e sarebbe stato allontanato con violenza, fino a sentire uno sparo con silenziatore, mai riscontrato.

Un racconto che lo stesso Rizzo definisce “poco credibile”. Ma all’interno di quella narrazione emerge un elemento che cambia prospettiva: la presenza di una valigetta nera.

“È l’unico episodio in cui c’è un riscontro”, ha dichiarato. Secondo il giornalista, “si tratta di un elemento che avrebbe dovuto essere approfondito”, anche perché il presunto testimone “parlava di frequenti spostamenti tra Siena, Mantova e Roma” e “faceva riferimento a possibili movimenti di denaro legati a finanziamenti”.

Rizzo ha inoltre riferito che il soggetto presentatosi come “Antonio Muto” “non era la stessa persona” comparsa successivamente in televisione: “Era un’altra persona”, ha affermato, sottolineando così il tema dell’identità non verificata.

“Ho deciso di pubblicare questa vicenda su Repubblica il 5 novembre 2017 perché mi sembrava un elemento che poteva essere utile alle indagini”, ha spiegato, aggiungendo che l’avvocato Luca Goracci “non ha mai smentito il contenuto dell’articolo”.

Rizzo ha poi raccontato di essere stato convocato dalla Procura di Siena: “Chiesi perché questa pista, che aveva un elemento riscontrabile, non fosse stata seguita. La risposta fu che erano convinti si trattasse di suicidio”.

Una posizione che lo stesso giornalista ha definito “singolare”: “Mi è sempre sembrato molto strano che questa traccia non sia stata percorsa”.

Simona Sassetti

Nasce a Siena nel 1991, lavora a Siena Tv dal 2016. Ha scritto prima sul Corriere di Siena, poi su La Nazione. Va pazza per i cantanti indie, gli Alt-J, poi Guccini, Battiato, gli hamburger vegani, le verdure in pinzimonio. È allergica ai maschilismi casuali. Le diverte la politica e parlarne. Ama il volley. Nel 2004 ha vinto uno di quei premi giornalistici sezione giovani e nel 2011 ha deciso di diventarlo



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