In occasione delle solenni celebrazioni dedicate quest’anno a San Francesco, nell’ottavo centenario della morte, la Nobile Contrada del Bruco e l’Imperiale Contrada della Giraffa hanno scelto di affidare a un segno comune la memoria della ricorrenza: un simbolo apposto su uno dei tamburi di ciascuna Contrada, in omaggio al Santo cui è intitolata la basilica senese di San Francesco, compresa nei territori delle due Consorelle.
L’idea del simbolo, destinato ad affiancare gli stemmi delle Contrade sui rispettivi tamburi, è dello scultore Pierluigi Olla. A elaborarla e darle forma è stato poi Andrea Manganelli, nei locali del Vicolo del Saltarello, nell’ambito delle attività della Città dei Mestieri: l’importante progetto intercontradaiolo nato con l’intento di recuperare, valorizzare e tramandare gli antichi mestieri artigiani legati alla storia di Siena e al patrimonio artistico delle Contrade.
Il simbolo raffigura un albero di leccio, posto accanto agli stemmi del Bruco e della Giraffa e intrecciato a un cartiglio sul quale compare la scritta «Santo Francesco 1226-2026».
Un’immagine semplice, dunque, ma carica di memoria. Il leccio richiama infatti la celebre leggenda legata al passaggio di San Francesco da Siena. Si narra che nel 1212, giunto in città per la prima delle sue prediche, Francesco si fermasse a riposare poco fuori dalle mura, a Ravacciano, e piantasse nel terreno il proprio bordone. Durante la notte, da quel legno sarebbe miracolosamente germogliato un albero.
Intorno a quella pianta, secondo la tradizione, avrebbe cominciato a raccogliersi anche il primo nucleo della comunità francescana senese. E proprio dalla venerazione per quell’albero avrebbe avuto origine il toponimo di Alberino, giunto fino ai nostri giorni. La memoria di un luogo, così, finisce per custodire quella di un gesto; e un albero, attraverso i secoli, diventa il segno visibile di una storia che continua a essere raccontata.
La scelta del Bruco e della Giraffa si inserisce dunque in una memoria condivisa che Siena rinnova nell’ottavo centenario francescano. Una memoria alla quale, quest’anno, ha reso omaggio anche la Sovrana Contrada dell’Istrice, con l’offerta dell’olio destinato alla lampada votiva custodita nella basilica di San Francesco, accesa secondo la consueta liturgia presieduta dal cardinale Augusto Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena, alla presenza di numerosi fedeli e cittadini.
Nel gesto delle Contrade non vi è soltanto la commemorazione di una ricorrenza. Vi è il riconoscimento di una memoria che appartiene alla città e, insieme, un atto di rispetto verso San Francesco, patrono d’Italia e figura profondamente legata alla civiltà comunale italiana. Ma vi è soprattutto l’invito a tornare, ancora una volta, sul suo messaggio universale: perché certe parole appartengono al loro tempo soltanto in apparenza, mentre continuano, di secolo in secolo, a interrogare il nostro.

