Sono ben oltre 50 i nuovi casi di donne che dall’inizio del 2026 si sono rivolte al Centro antiviolenza Donna chiama Donna di Siena. Un numero che racconta soltanto una parte di un fenomeno molto più ampio e che, secondo le operatrici, restituisce anche un elemento nuovo: l’età delle donne che chiedono aiuto si sta abbassando.
“Tutti i giorni questi avvenimenti sono sotto gli occhi di tutti – spiega Maria Romana Bacarelli, operatrice del Centro – e nella nostra esperienza senese, dall’inizio dell’anno ad oggi, abbiamo un numero che supera abbondantemente i 50 nuovi casi di donne che si sono rivolte al nostro centro antiviolenza”.
Donne che, nella maggior parte dei casi, sono inserite nella società, lavorano e hanno una famiglia. “Sono donne italiane, bene inserite nel mondo del lavoro, quasi tutte con figli – racconta Bacarelli -. Ma soprattutto sono donne che si trovano ad affrontare situazioni di violenza molto importanti, per le quali l’uscita dalla relazione non è mai un passaggio semplice né immediato. Il nostro compito è quello di accompagnarle il più possibile nel loro percorso di uscita da questa violenza. Purtroppo spesso non abbiamo delle risposte immediate a quello che loro ci chiedono, però riusciamo ad accompagnarle, per quanto possibile, a riacquistare la forza in se stesse, la fiducia più che altro in se stesse”.
La violenza economica
Tra le forme di violenza che il Centro sta intercettando con maggiore frequenza c’è anche quella economica, un aspetto particolarmente insidioso perché può colpire anche donne che, almeno sulla carta, sono economicamente indipendenti. “La donna pur essendo in condizioni di indipendenza economica, magari spesso e volentieri è anche in una situazione economicamente di forza nei confronti del compagno, però per motivi anche di fiducia, di innamoramento, riesce comunque poi a trovarsi in una situazione di inferiorità economica”.
Una condizione che può diventare una vera trappola e rendere ancora più difficile interrompere una relazione violenta. “Questo le impedisce certe volte di uscire da questa spirale di violenza e rimane intrappolata in quel contesto”, spiega Bacarelli.
La gelosia scambiata per amore
Ma c’è un altro fronte sul quale il Centro sta concentrando attenzione ed energie: i giovani. Donna chiama Donna ha lavorato nelle scuole, incontrando ragazzi e ragazze per parlare di violenza, relazioni e sentimenti. E proprio da questi incontri è emerso un elemento che ha colpito particolarmente le operatrici. Ai ragazzi è stato chiesto di riflettere sugli ingredienti necessari per costruire una relazione positiva. Tra le risposte è comparsa, con una frequenza preoccupante, la gelosia.
“La cosa che più ci ha colpito è che molti ragazzini, e anche ragazzine, fra le cose che ritenevano importanti perché una relazione potesse essere vera, ci mettevano la gelosia – racconta Bacarelli -. Per loro la gelosia e il controllo sono caratteristiche fondamentali per una relazione”.
Il problema è che proprio gelosia e controllo possono rappresentare il primo passo verso una relazione violenta. Il Centro ha incontrato anche giovani donne che si sono rivolte alle operatrici dopo aver vissuto relazioni nelle quali il partner controllava ogni aspetto della loro vita: le uscite, il cellulare, il modo di vestirsi, le persone frequentate. Una situazione arrivata al punto da far sentire la ragazza “soffocata”, tanto da spingerla a cominciare a raccontare bugie al compagno pur di avere uno spazio di libertà.
È proprio su questo equivoco che, secondo il Centro, occorre intervenire prima che la situazione degeneri: “Spesso i ragazzi non si accorgono che il passaggio dalla gelosia alla violenza è molto facile – spiega Bacarelli -. Confondono: “Più è geloso e più mi ama”. In realtà non è così”.
È anche per questo che il lavoro del Centro non si ferma all’accoglienza delle donne che hanno già vissuto una situazione di violenza. La prevenzione, soprattutto tra le nuove generazioni, diventa una delle chiavi per interrompere sul nascere quei meccanismi di controllo che troppo spesso vengono ancora interpretati come segnali d’amore.