Chiusure profumerie DOUGLAS: coinvolte anche Poggibonsi e Siena

La catena di profumerie ha annunciato la chiusura di 128 punti vendita in Italia

Di Redazione | 4 Marzo 2021 alle 12:38

Chiusure profumerie DOUGLAS: coinvolte anche Poggibonsi e Siena

La nota catena multinazionale di profumerie DOUGLAS ha annunciato la chiusura di almeno 128 punti vendita in Italia, di cui 2 in provincia di Siena: quello di Poggibonsi, che e’ stato già chiuso con le due lavoratrici messe in cassa integrazione, e uno dei negozi di Siena, dove sarebbero coinvolte altre 5 lavoratrici.

“E’ una modalità inammissibile, – dicono dalla Filcams Cgil di Siena – se tutte le catene distributive che hanno avuto dei cali di fatturato nel 2020 procedessero così si andrebbe verso la tragedia occupazionale collettiva. Non basta che Douglas Italia dichiari di mantenere il dialogo con le organizzazioni sindacali nazionali, si deve impegnare a non chiudere i punti vendita. Tra l’altro DOUGLAS ha beneficiato di importanti contributi e aiuti economici da parte dell’Italia e adesso non può e non deve ripagarci così!”.

Il sindacato ha già aperto lo stato di agitazione del personale, principalmente femminile.

“Non è superfluo ricordare – prosegue la Filcams Cgil provinciale – che si tratta di occupazione prevalentemente femminile, donne che hanno già pagato il prezzo più alto di questa crisi sanitaria. Immaginiamoci cosa potrebbe accadere se venisse sbloccato il divieto di licenziamento, si andrebbe verso un dramma sociale. Serve invece senso di responsabilità e non puntare unicamente al profitto”.

“A DOUGLAS ribadiamo la richiesta di sviluppare un piano industriale di ampio respiro – prosegue l’organizzazione sindacale – che dia valore al capitale umano, che è il vero valore aggiunto per un’azienda che offre prodotti per la cura della persona, e sollecitiamo la convocazione delle parti al Ministero dello sviluppo economico per un confronto serio e costruttivo”.

“Infine facciamo appello a tutte le istituzioni locali – conclude la Filcams Cgil – per provare a far fronte comune contro questo vile comportamento e per salvare i posti di lavoro”.



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