Coronavirus: il gruppo di lavoro di Rino Rappuoli trova gli anticorpi monoclonali

Identificati 17 anticorpi monoclonali particolarmente potenti in grado di neutralizzare il Sars-Cov2 in test condotti in vitro: scoperta propedeutica allo sviluppo di un farmaco in 8-9 mesi

Grande risultato scientifico da parte dello scienziato senese Rino Rappuoli, direttore scientifico ricerca vaccini Gsk, e del suo team di lavoro presso TLS, che in collaborazione con l’Istituto Spallanzani di Roma comprende vAMRes (vaccines as a remedy against Anti-Microbial Resistance): sono stati identificati 17 anticorpi monoclonali particolarmente potenti in grado di neutralizzare il Sars-Cov2 in test condotti in vitro. Una scoperta propedeutica allo sviluppo di un farmaco in un tempo stabilito di circa 8-9 mesi, atto a contrastare le forme più acute del virus: gli anticorpi, isolati da sette persone sopravvissute all’infezione da coronavirus, sono stati clonati ed espressi in laboratorio per ottenere una quantità tale da valutarne l’attività biologica contro il morbo. Dei 17 anticorpi monoclonali, solo alcuni verranno selezionati per una ricerca più approfondita.

“Usiamo le cellule dei pazienti che sono guariti per cercare gli anticorpi più potenti che hanno permesso loro di guarire – sono le parole di Rappuoli riportate da Rainews24 – Li isoliamo, caratterizziamo e infine produciamo in grandi quantità in modo da darli alle persone che sono risultate positive al test, in modo da fermare l’infezione e alle persone in prima linea che sono ad alto rischio di infezione. È un farmaco naturale perché derivano dall’uomo, in grado di bloccare l’infezione virale”.

I dati sono stati recentemente pubblicati nel preprint “Identification of neutralizing human monoclonal antibodies from Italian Covid-19 convalescent patients” su BioRxiv[1]. Il lavoro, firmato da oltre venti ricercatori, tra i principali a livello nazionale e internazionale delle realtà Spallanzani, Toscana Life Sciences e VisMederi, mostra gli avanzamenti dell’attività di laboratorio che ha selezionato oltre 1.000 cellule B producendo un numero significativo di anticorpi da testare, tra i quali 17 anticorpi sono risultati estremamente promettenti poiché mostrano effetto neutralizzante sul virus vivo.

“In questo momento – precisa Claudia Sala, Senior Scientist del MAD (Monoclonal Antibody Discovery) Lab presso Fondazione TLS – i 17 anticorpi stanno per essere clonati ed espressi in laboratorio in modo da poterne disporre di una quantità maggiore per saggi che confermino la loro attività biologica contro il coronavirus SARS-CoV-2. Questa ulteriore fase di controlli e selezione potrebbe durare circa 3 settimane”.  A breve, si concluderà dunque la selezione degli anticorpi che permetterà di avere uno o più candidati da proporre per i test clinici sull’uomo in modo da testarne sicurezza ed efficacia. “Prevediamo che questo flusso, antecedente alla fase di testing – precisa Claudia Sala – possa durare nella migliore delle ipotesi circa 6 mesi e comporterà la produzione dei monoclonali candidati su larga scala, grazie alla collaborazione con un partner dotato della necessaria expertise”.

Per MabCo19, la collaborazione iniziale con lo Spallanzani è stata già estesa al Policlinico Universitario di Siena e coinvolgerà anche altre realtà ospedaliero-universitarie del territorio toscano, mentre il progetto è finanziato in parte con risorse proprie derivanti dal finanziamento della Regione Toscana per il Centro Regionale di Medicina di Precisione e riceverà a breve anche un rilevante finanziamento europeo. Grazie anche al contributo della Fondazione MPS, il progetto è stato approvato e riceverà fondi dall’EU Malaria Fund, con specifiche condizioni in fase di definizione.

“I risultati ottenuti in questa prima fase della ricerca ci pongono in una posizione di primo piano nel panorama internazionale – afferma il direttore scientifico INMI Spallanzani, Giuseppe Ippolito – e confermano la bontà della nostra scelta di puntare su una tecnologia con ampio potenziale come quella degli anticorpi monoclonali.”

La Fondazione Toscana Life Sciences si prepara dunque ad altre importanti collaborazioni e sinergie per percorrere la strada di una soluzione “made in Italy” al coronavirus SARS-CoV-2 e lo fa partendo dal territorio e dall’ecosistema innovativo che ha creato negli anni, con realtà come VisMederi e Achilles Vaccines al suo fianco nel progetto MabCo19. Un Hub integrato delle scienze della vita, quello di TLS, che ruota attorno a partnership pubblico-private e costituitosi anche grazie al supporto strategico di attori istituzionali del territorio come Regione Toscana, Fondazione MPS e Comune di Siena.

“Il nostro obiettivo è quello di affiancare a questi importanti avanzamenti della ricerca scientifica un tassello mancante, rappresentato dal progetto di impianto sperimentale per produzioni cGMP – conclude Fabrizio Landi, Presidente Fondazione Toscana Life Sciences – Ciò permetterebbe, infatti, a TLS di rappresentare il primo caso in Italia di un’intera filiera integrata dedicata a vaccini e biofarmaci come quelli derivati da anticorpi umani, dalla ricerca di base alla produzione”.

GLI ANTICORPI MONOCLONALI UMANI – Si tratta di prodotti sicuri, già ampiamente impiegati in terapia tumorale e approvati da tutte le agenzie regolatorie. Recentemente sono stati usati anche per malattie infettive e nel caso dell’infezione da Ebola hanno rappresentato la prima e unica soluzione per terapia e prevenzione. Inoltre, gli anticorpi monoclonali hanno tempi di sviluppo più rapidi rispetto ai vaccini o ad altri farmaci antivirali e si ritiene, inoltre, che tali tempi si riducano ulteriormente trattandosi di virus, entità biologica molto piccola e meno complessa rispetto ai batteri. L’approccio sperimentale seguito dal gruppo di ricerca consiste nel reclutare pazienti convalescenti o guariti da infezioni batteriche o virali e nel prelevarne il sangue che è utilizzato per isolare le cellule B, produttrici di anticorpi monoclonali. Questi ultimi vengono clonati ed espressi in opportuni sistemi cellulari per essere poi testati in saggi in vitro contro le specie batteriche o virali sopra citate. I saggi includono la valutazione del legame dell’anticorpo al batterio o al virus bersaglio e la misura della attività neutralizzante dell’anticorpo contro i medesimi batteri o virus. Gli anticorpi monoclonali isolati mediante questo processo sono poi sottoposti ad ottimizzazione molecolare in modo da aumentarne l’affinità e/o la stabilità. Inoltre, gli anticorpi monoclonali umani possono essere utilizzati come strumento per l’identificazione di nuovi antigeni per velocizzare lo sviluppo di vaccini contro un determinato patogeno (nel caso specifico SARS-CoV-2).

LA COLLABORAZIONE CON LO SPALLANZANI – La ricerca è condotta in collaborazione con l’Ospedale Spallanzani INMI (Istituto Nazionale Malattie Infettive) di Roma con il quale la Fondazione ha recentemente siglato un accordo quadro biennale volto allo sviluppo di anticorpi monoclonali umani che possano offrire una risposta rapida a malattie infettive emergenti. Nel caso specifico di SARS-CoV-2 l’Istituto, in qualità di I.R.C.C.S. dedicato alle malattie infettive, offre il suo prezioso contributo derivante dalla possibilità di accedere a informazioni e analisi dei pazienti con infezione COVID-19 e dalla capacità di isolare, coltivare e caratterizzare l’agente patogeno.

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