Il Tuscany Camp è stato tra i protagonisti della “Giornata dell’Africa 2026 Italia-Africa: culture in gioco”, l’iniziativa promossa dall’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani insieme al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale che si è svolta lunedì 25 maggio a Roma.
L’evento, dedicato al ruolo dello sport come strumento di incontro, dialogo, identità e crescita sostenibile, ha riunito rappresentanti istituzionali, organismi internazionali, atleti olimpici, dirigenti sportivi, università e realtà impegnate nella cooperazione tra Italia e Africa.
All’evento hanno partecipato il Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani, il Presidente del CONI Luciano Buonfiglio, rappresentanti dell’Agenzia dell’Onu World Food Programme, (WFP), dell’Unesco, del Ministero dello Sport oltre a numerose personalità del mondo sportivo e diplomatico africano e italiano.
All’interno del panel “Sport ed educazione: formazione, mobilità e nuove opportunità per i giovani”, Giuseppe Giambrone, fondatore e allenatore del Tuscany Camp, è intervenuto insieme agli atleti Simon Rugut Kipngetich e Onesphore Nzikwinkunda.
Nel suo intervento, Giuseppe Giambrone ha spiegato l’essenza del Tuscany Camp, illustrando come ha trasformato una passione nata da ragazzo in una realtà concreta e apprezzata nel mondo, nonostante iniziali difficoltà e scetticismo. Nel 2014 è partito per l’Africa per scoprire nuovi talenti dell’atletica, iniziando dall’Uganda, allora quasi assente nel panorama mondiale della corsa. Da lì è nato un percorso che ha portato alla crescita di numerosi campioni internazionali e nel 2021 alla decisione personale di lasciare un lavoro stabile nella Procura della Repubblica di Siena come assistente giudiziario per dedicarsi a tempo pieno allo sviluppo del progetto.
Il Tuscany Camp, con base nel territorio senese, a San Rocco a Pilli, ospita oggi atleti provenienti da diversi Paesi – Uganda, Burundi, Rwanda, Etiopia, Eritrea, Italia e Cina – integrandoli in un percorso non solo sportivo ma anche umano e sociale. I più giovani studiano e vengono accompagnati nella formazione personale, professionale e del post carriera con l’obiettivo di un inserimento nel mondo imprenditoriale.
Nel corso degli anni il progetto ha contribuito alla conquista di 24 medaglie tra Mondiali e Olimpiadi, oltre a record mondiali e nazionali. Parallelamente è stato sviluppato anche un forte lavoro educativo, il Tuscany Camp supporta gli atleti nella gestione economica, nella formazione e nell’inserimento lavorativo, con l’obiettivo di evitare che il successo sportivo si trasformi in fragilità sociale.

Nel corso dell’incontro è stato inoltre sottolineato come il progetto abbia assunto progressivamente anche un ruolo di cooperazione internazionale e diplomazia sportiva, grazie alle collaborazioni con istituzioni italiane come il Ministero degli Esteri, organismi internazionali e federazioni straniere.
Durante il panel dedicato al Tuscany Camp è stato anche mostrato il trailer in anteprima del docufilm in uscita entro la fine del 2026 che racconta questa realtà così innovativa e dal grande valore sociale e umano
Giuseppe Giambrone ha sottolineato la dimensione internazionale del progetto, sviluppato in collaborazione con alcune fondazioni e con il World Food Programme, l’agenzia dell’Onu con l’obiettivo di offrire opportunità, istruzione e speranza ai giovani attraverso lo sport. Secondo il fondatore del Tuscany Camp, in molti Paesi africani gli atleti rappresentano modelli positivi e strumenti concreti di riscatto sociale e culturale.
Nel pomeriggio, la delegazione del Tuscany Camp ha fatto visita proprio alla sede del World Food Programme con l’obiettivo di avviare un percorso condiviso che possa integrare l’esperienza del WFP nella distribuzione alimentare nei Paesi in cui opera, con il modello sviluppato dal Tuscany Camp, che da anni utilizza lo sport come strumento di crescita, inclusione e sostegno sociale.