Duccio Marsili, oro mondiale e rivincita personale: "Il mio percorso non è ancora finito"

Il pattinatore della Mens Sana ha raccontato il successo nei 1.000 metri su pista in Paraguay: la serenità ritrovata, la dedica alla fidanzata e il sostegno della squadra

Aggiungi Radio Siena TV su

Fonti preferite
Duccio Marsili, oro mondiale e rivincita personale: "Il mio percorso non è ancora finito"

Aggiungi Radio Siena TV su

Fonti preferite

Un oro mondiale e una rivincita che va oltre il risultato. Duccio Marsili è tornato dai Mondiali di Asunción, in Paraguay, con il titolo nei 1.000 metri sprint su pista. Un successo arrivato al termine di un campionato segnato dalla pioggia e dai rinvii, nel quale alla preparazione fisica si è affiancata la capacità di gestire attese e tensione. Il portacolori della Mens Sana ha raccontato il valore della medaglia e la voglia di continuare a confrontarsi con i migliori.

Duccio, che esperienza è stata quella del Mondiale in Paraguay?

“È stata un’esperienza abbastanza provante, un campionato intenso. Siamo stati un po’ sfortunati con la pioggia: le gare sono state rimandate diverse volte, quindi non è stata soltanto una questione di preparazione fisica, ma anche di nervi saldi. Sono riuscito a centrare l’oro nei 1.000 metri, una delle mie specialità. L’anno scorso ero arrivato secondo e mi sono ritrovato a duellare proprio con il ragazzo con cui ci eravamo giocati il primo e il secondo posto in Cina. Mi sono preso la mia rivincita e questo ha reso tutto ancora più bello. L’emozione di salire sul gradino più alto è indescrivibile, soprattutto dopo un 2025 impegnativo anche a livello mentale. Quest’anno l’ho affrontato molto più serenamente e i risultati non sono tardati ad arrivare”.

Che significato ha questa medaglia?

“È una rivincita soprattutto personale. Ho visto che vivere l’anno serenamente, senza pretendere da me più di quello che già faccio, mi ha aiutato a trovare tranquillità anche in gara. Questo può tradursi in un risultato oppure, quando non succede, nella consapevolezza di essere comunque lì e di aver dato il massimo, portando in alto i colori dell’Italia e della Mens Sana”.

A chi hai dedicato questo successo?

“L’ho dedicato anche in pista a Michela, la mia ragazza, e a tutte le persone che in squadra chiamiamo la quinta ruota: Laura, Jacopo, tutti i genitori e lo staff. Uso questa espressione perché racchiude tutti, senza lasciare fuori nessuno. Anche sulla linea di partenza c’è sempre un pensiero per le persone che ti rendono ciò che sei”.

Gli anni passano e tu continui a salire sul podio. Quanto è difficile ripetersi?

“Ogni anno è più difficile mantenere l’asticella in alto. Riuscirci mi riempie di orgoglio e mi dà una spinta in più per continuare. Guardando il mio percorso mi sento molto fortunato: credo sia dal 2017 che riesco a conquistare almeno una medaglia a ogni campionato mondiale. È un orgoglio mio, ma anche di tutte le persone che mi seguono. È il risultato di un percorso che penso non sia ancora finito, anche se qualcuno poteva pensarlo. Sono sempre stato convinto di quello che posso dare: le sensazioni in allenamento erano ottime e ne parlavo anche con Laura, la mia allenatrice”.

Come sta cambiando il confronto con gli avversari?

“Il livello si sta alzando e nella velocità c’è sempre più specializzazione nelle singole gare. Per un atleta polivalente come me, che ha sempre cercato di dare un contributo in tutte le specialità, diventa più complicato. Ma sono sempre lì: è un’ulteriore spinta e mi dà la consapevolezza di essere ancora in gioco con gli altri”.

Filippo Meiattini

Filippo Meiattini è nato a Siena il 13 gennaio del 1999. A febbraio del 2021 è diventato giornalista pubblicista. Non ama parlare di sé, soprattutto in terza persona.



Articoli correlati