"La comunità che cura": eccellenze sanitarie sul territorio, ASL Toscana Sud-Est racconta la sua esperienza a Roma

Di Redazione | 17 Ottobre 2023 alle 17:30

"La comunità che cura": eccellenze sanitarie sul territorio, ASL Toscana Sud-Est racconta la sua esperienza a Roma

Le esperienze di Sanità territoriali eccellenti come punto di partenza per un reale cambiamento nel servizio sanitario italiano: è la filosofia alla base del volume “La comunità che cura – Dall’esperienza al modello di gestione della cronicità nel Sistema Sanitario Nazionale”, realizzato con il contributo di Galapagos in partnership editoriale con Egea, che racconta quali innovazioni si stanno attuando a livello regionale per migliorare la presa in carico del paziente cronico.

Emerge un quadro significativo che da un lato valorizza l’esperienza concreta maturata sul territorio e che dall’altro delinea le principali sfide da affrontare per attuare gli obiettivi del Decreto Ministeriale 77 – che definisce le linee guida e gli standard innovativi per il Servizio Sanitario Nazionale e i Servizi Sanitari Regionali, ponendo la dimensione territoriale come fulcro di una programmazione sanitaria più accessibile e sostenibile.  Obiettivo finale è identificare dei modelli che possano rendere il sistema più organizzato, accessibile e sostenibile.

Il libro, curato da Maria Rosaria Natale, fondatrice e CEO di Your Business Partner, è stato presentato oggi a Roma, al Ministero della Salute, nel corso di un forum istituzionale al quale hanno partecipato diversi rappresentanti delle Istituzioni sanitarie nazionali e regionali.

“Il nostro sistema sanitario si trova di fronte alla sfida di garantire cure a una popolazione sempre più longeva con un’incidenza crescente di patologie croniche – commenta il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, nel messaggio di saluto inviato ai promotori e partecipanti all’evento –  per affrontare questa sfida in modo efficace, è fondamentale mettere al centro la persona, valorizzando l’assistenza territoriale e domiciliare, sfruttando le opportunità offerte dalla sanità digitale e dalla telemedicina e promuovendo attivamente la ricerca scientifica. Stiamo investendo in questa direzione attraverso i fondi del PNRR per consentire al nostro Servizio Sanitario Nazionale di compiere un salto di qualità, offrendo assistenza più personalizzata e mirata ai pazienti cronici”.

Al centro dell’esperienza fornita da Asl Sud Est, l’utilizzo dei dati sanitari per il miglioramento del servizio sanitario ed il valore della continuità nelle cure. Oggi si parla molto di dati sanitari del paziente e di come il loro utilizzo possa migliorare sensibilmente il percorso di cura degli assistiti. A che punto siamo in Toscana con l’impiego di queste informazioni? In che modo consentono al paziente di concorrere all’erogazione di un servizio sanitario più efficace?

“Oggi – ha affermato il direttore Asl Sud Est Antonio D’Urso – possiamo usufruire di un ventaglio amplio di riflessioni raccolte attraverso la somministrazione ai pazienti di questionari sulla loro esperienza rispetto al percorso di cura (PREM’s – Patient Reported Experience Measures), in particolare al ricovero ospedaliero, nel contesto di un progetto a cui abbiamo lavorato in collaborazione con la Scuola Sant’Anna di Pisa. L’ASL Toscana sud est si colloca al primo posto per l’utilizzo di questo tipo di dati, grazie ad un tasso di adesione del 90% dei pazienti ricoverati che hanno risposto ai questionari somministrati. I dati così raccolti sono stati utilizzati per effettuare audit interni, grazie ai quali abbiamo individuato aree di opportunità ed implementato azioni concrete di miglioramento del servizio. Ad esempio, nel caso del Pronto Soccorso abbiamo raccolto alcuni feedback e adottato conseguentemente una revisione delle catene di responsabilità. Al contempo abbiamo condiviso le informazioni inerenti soddisfazione e buon vissuto dell’esperienza di cura sull’Intranet aziendale, con l’obiettivo di valorizzare l’operato dei nostri collaboratori. In buona sostanza, l’analisi del dato consente di poter migliorare l’erogazione del servizio. Inoltre, i questionari prevedono anche una sezione “aperta”, dove il paziente può esprimere suggerimenti e punti di vista, che rappresentano per noi un ulteriore input per il miglioramento”.

Quali sono i progetti attualmente in essere? Quali le prospettive rispetto all’impiego dei dati sanitari per un miglioramento dell’offerta sanitaria? “In Toscana abbiamo delle giornate dedicate, sia a metà che a fine anno, nelle quali ci confrontiamo con le Direzioni di tutta la Regione in seduta plenaria – prosegue D’Urso – l’obiettivo è la restituzione dei dati PREM’s e di altri indicatori di performance. In una prospettiva più ampia, siamo i primi in Regione ad essere partiti col questionario PaRIS (Patient-Reported Indicators), che è specificatamente rivolto ai pazienti cronici. Si tratta di uno studio di taglio internazionale, coordinato ancora una volta dalla Scuola Sant’Anna di Pisa, che, essendo all’inizio, ha arruolato sinora circa 140 pazienti. I destinatari del questionario sono i pazienti cronici che si rivolgono alle Case di Comunità: l’obiettivo è sempre la rilevazione del vissuto e del livello di soddisfazione rispetto alle cure ricevute. Il prossimo step sarà comprendere come i cittadini ed i pazienti vivono l’esperienza di cura sul territorio, negli ambulatori ed a domicilio, includendo nella nostra disamina anche i medici di medicina generale”.

Un altro tema emergente è la cosiddetta continuità delle cure. Cosa significa in concreto? Quali sono i vantaggi che ne derivano, in particolare per il paziente? “Realizzare – ancora il dg – una continuità tra ospedale e territorio genera valore. Per realizzare questa continuità abbiamo iniziato ad analizzare i costi sostenuti, non più considerando la netta separazione tra ospedale da un lato e territorio dall’altro, ma concentrandoci invece sul percorso di cura. L’allocazione e la pianificazione finanziaria non avvengono più per singola Struttura sanitaria che eroga il servizio, ma per iter terapeutico, per sua natura trasversale ai molteplici attori della salute sul territorio. In questa prospettiva abbiamo investito affinché i nostri collaboratori divenissero competenti sui cosiddetti PDTA (percorsi diagnostico terapeutici assistenziali), lungo i quali si susseguono visite ed esami afferenti a contesti di cura differenti. Il beneficio di questo modello organizzativo è l’erogazione di un servizio diagnostico e terapeutico efficace, congruo, tempestivo, che coinvolge tutti i professionisti della salute: medici di medicina generale, medici specialisti afferenti alle aree di pertinenza, infermieri”.



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