La coppia dell’acido in realtà si è inventato tutto: sms minatori finti e sfregio autoprocurato

Ordinanza di custodia cautelare per Michael Cariglia e Azzurra Moreci, accusati di calunnia aggravata continuata: i Carabinieri scoprono l’attività di manipolazione telefonica

Giunge ad un incredibile epilogo l’indagine sulla vicenda della coppia dell’acido della Valdelsa, formata da Michael Cariglia e Azzurra Moreci. Secondo quanto scoperto dai carabinieri di San Gimignano e Poggibonsi, gli assalti con l’acido all’uomo, che sembravano essere stati ordinati dai genitori della moglie contrari alla loro relazione (Pierino Comodari e Isabella Concialdi, arrestati dopo la denuncia del 29 aprile per i presunti attacchi del 23 febbraio a San Gimignano e del 19 aprile a Torino) sarebbero stati in realtà inventanti e orchestrati dai coniugi, con l’uomo che si è provocato volontariamente gli sfregi sul volto. Alla base di ciò, il rancore di Azzurra Moreci verso i genitori, che l’avrebbero abbandonata. Da lì la relazione extraconiugale con un uomo più grande di 28 anni. Per i due, soggetti a ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Torino, è scattata l’accusa di calunnia aggravata continuata: rischiano dai 5 ai 6 anni. La coppia è stata prelevata a Torino, alle 6 di mattina, mentre erano a casa di amici, senza fare obiezioni. A spiegare come sono andate le cose, il maggiore Turini dei carabinieri di Poggibonsi e il comandante provinciale Stefano di Pace , nel corso di una conferenza stampa al comando provinciale di Siena.

L’incredibile rivelazione è nata in seguito alle indagini portate avanti dopo un presunto assalto a luglio, mentre i suoceri erano nel frattempo in carcere accusati delle precedenti aggressioni: gli inquirenti hanno ricostruito come i due avessero dato vita a un’attività manipolatrice di spoofing dei sistemi telefonici, utilizzando siti e sfruttando pacchetti gratuiti per mandare i messaggi, inviando messaggi minatori a se stessi, che in realtà partivano dalla Spagna. Attraverso le intercettazioni i carabinieri hanno così messo insieme il quadro probatorio formulando l’accusa di falso.