La morte di Sante Caserio e quello stornello tanto caro ai senesi

126 anni fa, il 16 di agosto, l'anarchico Sante Caserio veniva giustiziato a Lione. A Siena rimane vivo il suo ricordo in un popolare stornello

Il 16 agosto 1894 “sul far della mattina, il boia avea disposto, l’orrenda ghigliottina”. In una calda estate di 126 anni fa, l’anarchico Sante Geronimo Caserio veniva ghigliottinato a Lione per aver pugnalato a morte il presidente della Repubblica francese Marie François Sadi Carnot. Caserio non è certamente l’unico anarchico ad aver compiuto gesti così clamorosi, ma è certamente l’unico ad esser rimasto nel cuore dei senesi che da quel momento ne hanno cantato le gesta di generazione in generazione; le gesta del lombardo Caserio, il fornaio che uccise Sadi Carnot.

Lo stornello, trasmesso e diffuso probabilmente dagli ambienti anarchici presenti in città ai primi del ‘900, fece plausibilmente presa nell’immaginario collettivo, non solo per i tristi fatti descritti o per mero attaccamento politico, ma anche per quell’incipit così semplice, ma allo stesso tempo speciale per ogni senese. Per l’anarchico immigrato in Francia, la condanna a morte si consumò proprio il 16 agosto, un giorno che per Siena ha una valenza certamente particolare. È f­orse questo uno dei motivi che ha fatto si che questo canto popolare sia rimasto così caro ai senesi? In ogni caso, quale che sia la motivazione, quello di Sante Caserio è uno stornello struggente che mira dritto al cuore. In un climax di emozioni, gli ultimi istanti di vita del giovane 21enne ci trasmettono quel sentimento di rassegnazione che Caserio aveva fatto suo già da alcune settimane, quando il 3 agosto, al termine del processo, gli venne comminata la pena di morte.

Canta lo stornello:

Entra nella prigione
un giudice prefetto
con voce d’emozione
svegliano il giovinetto
disse svegliandosi “Che cosa c’è?”
“E’ giunta l’ora, alzati in piè.”

E’ l’alba. Caserio viene svegliato, è giunta la sua ora.

Così disse al prefetto: Prima ch’io morto sia

Prego questo biglietto, sia dato a mamma mia”

Il biglietto di cui si parla nello stornello, non venne effettivamente consegnato al prefetto, ma fu bensì scritto e inviato alla madre a margine della sentenza: “(…) Addio cara mamma e abbiate un buon ricordo del vostro Sante che vi ha sempre amato”.

Altro non ho da dire
schiudetemi le porte
finito è il mio soffrire
via datemi la morte.

Rifiutata l’assistenza del prete e rifiutato anche l’alcol offertogli, Caserio fu condotto in “Piazza di Lione” e quindi ghigliottinato.

Spettacolo di gioia
la Francia manifesta
gridando “Viva il boia
che gli tagliò la testa”

gente crudele e senza cuor
chi ride e sprezza l’altrui dolor

Patrimonio della più vera e autentica cultura popolare, Sante Caserio, così come tanti altri canti della tradizione, fa parte di un vissuto che Siena ha saputo tramandare nei decenni. Una conoscenza che è bene perpetuare, affinchè un giorno non se ne parli solo come di un lontano ricordo. 

Andrea Mari