La legge elettorale della Toscana finisce al centro del dibattito politico regionale. Dal Palazzo del Pegaso si apre infatti un confronto che punta a rivedere le regole del sistema elettorale, con particolare attenzione ai problemi di rappresentanza delle province meno popolose e dei territori lontani dalle aree metropolitane, come quello della provincia di Siena.
L’iniziativa, promossa dal Movimento 5 Stelle insieme al Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, ha riunito esponenti politici e rappresentanti della società civile per avviare un percorso pubblico di riflessione sullo stato della democrazia rappresentativa in Toscana.
A rilanciare il tema sono stati i capigruppo regionali di M5S e Avs, Luca Rossi Romanelli e Lorenzo Falchi, che hanno sottolineato la necessità di una revisione aperta anche alle opposizioni e alla società civile.
Tra i nodi principali evidenziati dal Coordinamento per la Democrazia Costituzionale ci sono la soglia di sbarramento, il premio di maggioranza, il listino regionale bloccato, le pluricandidature e soprattutto la disomogeneità territoriale nella rappresentanza.
Secondo Paolo Solimeno, giurista e rappresentante del Coordinamento il problema riguarda direttamente le province minori: “C’è un problema di rappresentanza delle province legato sia al sistema di attribuzione dei seggi sia alla composizione del Consiglio regionale. Con soli 40 consiglieri, soprattutto per l’opposizione, garantire una rappresentanza per ogni provincia diventa molto difficile”.
Solimeno ha parlato anche di una “sovra rappresentanza” delle circoscrizioni fiorentine rispetto ai territori periferici, indicando questo come uno degli aspetti principali da correggere.
Critiche anche alle soglie di sbarramento previste dalla legge toscana. “È iniquo – ha spiegato – che una lista in coalizione debba superare il 3%, mentre una lista che corre da sola debba raggiungere il 5%. Una soglia molto alta che rischia di lasciare fuori decine di migliaia di voti”.
Nel mirino infatti è finito anche il cosiddetto “caso Bundu”, relativo all’ultima tornata elettorale regionale: la candidata presidente superò la soglia prevista, mentre la lista collegata rimase sotto al 5% e quindi esclusa dal Consiglio. Per Solimeno si tratta di “una lacuna della legge”, correggibile con una modifica tecnica che trasferisca automaticamente i voti del candidato presidente all’unica lista collegata, salvo voto disgiunto.
Dal fronte politico, Luca Rossi Romanelli ha ribadito la volontà di affrontare il tema senza pregiudizi: “Raccogliamo le istanze della società civile che ci chiede un cambiamento sulla legge elettorale toscana. Secondo noi il lavoro deve partire anche dallo Statuto regionale, rafforzando i temi della partecipazione democratica, per poi arrivare a una revisione della legge elettorale”.
Sulla stessa linea Lorenzo Falchi, che ha parlato di un percorso da costruire con il massimo della condivisione: “La legge elettorale contiene molte criticità e questo è il momento giusto per discuterne, lontano dalle elezioni. Le regole del gioco democratico devono essere scritte con le maggioranze più ampie possibili”.
Nel corso della conferenza stampa è stata annunciata anche l’organizzazione di un convegno sui sistemi elettorali previsto per la fine di giugno in Regione Toscana, promosso dal Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, con la partecipazione di costituzionalisti ed esperti del settore.
