Mobilità Sociale per il personale sanitario, le conseguenze di lavorare lontano da dove si vive

Regione Toscana e bando della “mobilità sociale”: per infermieri, OSS e personale sanitario il disagio inizia al km 51

Di Redazione | 30 Maggio 2026 alle 14:00

Mobilità Sociale per il personale sanitario, le conseguenze di lavorare lontano da dove si vive

Lavorare lontano da casa. E’ questo il tema che il sindacato USB PI Sanità Toscana mette in evidenza le difficoltà del personale sanitario che deve affrontare ogni giorni lunghi spostamenti per raggiungere il posto di lavoro

Il bando per la mobilità sociale della Regione Toscana, dovrebbe facilitare gli spostamenti per i lavoratori ad esempio coloro che usufruiscono della legge 104, ma il bando prevede che possa accedere alla mobilità sociale solo lavoratrici e lavoratori che vivono ad una distanza che superi i 50 Km dal luogo di lavoro. Prima questo limite non esisteva. Di seguito la nota stampa sindacale che evidenzia questa novità introdotta dal bando che non facilita certo le cose.

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Dopo l’evidente fallimento del bando 2024 che, secondo gli stessi dati dichiarati dalla Regione Toscana, ha prodotto una percentuale di soddisfazione inferiore al 6%, ci saremmo aspettati un cambio radicale di impostazione. Al contrario, la scheda di aggiornamento per la mobilità sociale 2026 allegata alla Delibera di Giunta Regionale Toscana n. 456, presenta evidenti aspetti peggiorativi rispetto alla precedente. Nonostante migliaia di lavoratrici e lavoratori del servizio sanitario regionale siano costretti ogni giorno a percorrere distanze enormi per raggiungere il posto di lavoro, con costi economici e sociali sempre più pesanti e con ricadute sulla qualità della vita, sulla gestione familiare e sulla salute psicofisica, viene introdotto un criterio rigido ed escludente: potranno partecipare soltanto i lavoratori e le lavoratrici con distanza casa-lavoro superiore ai 50 km.

I dati ricavati da ESTAR mostrano che circa mille persone vivono situazioni di particolare disagio, con percorrenze superiori ai 50 km e, in molti casi, oltre i 100 km quotidiani. USB in questi mesi ha seguito direttamente alcuni dei casi più gravi, portando il tema all’attenzione della Regione Toscana, e ha contribuito a mantenere alta la pressione politica sul diritto alla mobilità. Riteniamo positivo che le situazioni più estreme possano avere maggiori possibilità di risposta e riteniamo in linea di massima condivisibile il principio di attribuire maggiore peso alla distanza chilometrica nella definizione della graduatoria. Quello che invece critichiamo è che la Regione Toscana risponda a un malessere generale — dimostrato dall’enorme numero di domande presentate nel 2024 — non affrontandone le cause strutturali e limitandosi a intervenire solo sui casi più gravi. Una mobilità definita “sociale” non può ridursi a un criterio burocratico che divide i lavoratori tra casi “abbastanza gravi” e casi che restano senza risposta.

Sarebbe invece stato necessario costruire un sistema progressivo, capace di riconoscere i diversi livelli di disagio legati agli spostamenti, alla presenza di mezzi pubblici e alle concrete possibilità di conciliazione vita-lavoro. Le oltre 5.000 domande presentate nel bando 2024, infatti, non rappresentano casi isolati, ma il sintomo evidente di un’organizzazione sanitaria che non riesce più a garantire condizioni di lavoro sostenibili. Una soglia rigida fissata a 50 km rischia di lasciare senza risposta migliaia di persone che vivono comunque condizioni molto difficili. Chi percorre ogni giorno 40 o 45 km su territori mal collegati sta forse vivendo una situazione sostenibile? Con i nuovi criteri, se i dati resteranno simili a quelli del precedente bando, circa l’80% dei lavoratori verrebbe automaticamente escluso dalla possibilità stessa di partecipare.

A peggiorare ulteriormente il quadro c’è poi un altro elemento critico: non sarà possibile scegliere il distretto o la sede di destinazione, ma soltanto l’azienda sanitaria. Considerando le dimensioni delle ASL toscane e la disomogeneità dei collegamenti territoriali, questo sistema rischia di produrre un paradosso: lavoratori formalmente “accontentati” dalla mobilità potrebbero ritrovarsi comunque lontani da casa oppure assegnati a setting assistenziali nei quali non avrebbero mai scelto di lavorare. La scheda di aggiornamento per la mobilità mette nero su bianco che questa scelta consentirebbe una “maggiore flessibilità gestionale per le aziende”. Tradotto concretamente, significa che ancora una volta le esigenze organizzative prevalgono sui bisogni reali delle persone.

Un ulteriore elemento peggiorativo riguarda la riduzione della capacità assunzionale. Nel precedente bando il 15% rappresentava il limite minimo dei posti annualmente destinati alla mobilità, mentre dal nuovo impianto sembrerebbe diventare il limite massimo. Se questo orientamento fosse confermato, significherebbe restringere ulteriormente le possibilità reali di trasferimento.

Il punto centrale resta però la cronica carenza di personale. Senza un reale potenziamento degli organici e investimenti strutturali sulla sanità pubblica, nessun sistema di mobilità potrà funzionare davvero. Quando i servizi lavorano costantemente sotto organico, ogni trasferimento viene vissuto dalle aziende come una perdita insostenibile. È anche per questo che le graduatorie restano quasi ferme, i part-time vengono negati e il diritto alla conciliazione vita-lavoro viene svuotato nella pratica quotidiana. Il problema della mobilità non è separato dalla crisi generale della sanità pubblica. Servono investimenti sul personale, salari adeguati e un reale potenziamento dei servizi sanitari pubblici, per garantire condizioni di lavoro sostenibili a chi ogni giorno manda avanti la sanità toscana e servizi migliori per tutta l’utenza. Per la mobilità e per questi ultimi aspetti, USB continua da mesi a chiedere un confronto politico reale alla Regione ma senza ricevere risposta.

Nonostante questo silenzio, USB PI Sanità Toscana continuerà a mantenere alta l’attenzione affinché il diritto alla mobilità non resti una promessa formale o una concessione per pochi casi estremi, ma diventi un diritto reale ed esigibile per tutte e tutti.



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