“L’ultima volta che ho visto entrare David Rossi era intorno alle 18, era da solo e non l’ho più visto uscire”. È quanto ha riferito Massimo Riccucci, già dipendente di Banca Monte dei Paschi di Siena e portiere in servizio a Rocca Salimbeni la sera del 6 marzo 2013, nel corso dell’audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte dell’allora capo della Comunicazione di Mps. Riccucci, già ascoltato dalla prima Commissione parlamentare e più volte dagli inquirenti, ha ricostruito i movimenti che ricorda di aver visto nel pomeriggio e nella serata dell’allora 6 marzo.
“Quel pomeriggio vidi rientrare David Rossi da solo -ha affermato-. Saranno state le sei, le sei e mezzo, più o meno quell’ora”. Il testimone ha aggiunto che il rientro gli era sembrato insolito perché, secondo i suoi ricordi, Rossi era solito lasciare la banca proprio intorno a quell’orario. “Verso quell’ora di solito Rossi usciva. Mi sembra che fosse la seconda o la terza volta che quel pomeriggio rientrava. Non ci fu niente di particolare, neanche un saluto, ma mi sembrò strano che a quell’ora tornasse dentro invece di andare via”. L’ex portiere ha quindi ribadito di non aver più visto Rossi uscire dalla portineria principale dopo quell’ultimo ingresso. “L’ultima volta che l’ho visto entrare era solo, di questo sono sicuro. Dopo non l’ho più visto uscire”, ha dichiarato rispondendo alle domande dei commissari.
“Dopo le 18.30 tutti dovevano passare dalla portineria principale”
Uno dei punti approfonditi dalla Commissione riguarda il sistema degli accessi e delle uscite da Rocca Salimbeni. Riccucci ha spiegato che, dopo la chiusura delle altre portinerie, tutti i dipendenti che lasciavano il complesso erano tenuti a passare dalla portineria principale. “Mi sembra che le altre portinerie chiudessero intorno alle 18.30. Da quel momento tutti dovevano uscire da quella principale, perché le altre erano chiuse e allarmate”, ha affermato.
Alla domanda se fosse quindi certo che, dopo quell’orario, nessuno potesse entrare o uscire senza passare dalla sua postazione, Riccucci ha precisato che quella era la normale procedura per il complesso principale di Rocca Salimbeni. “Dopo quell’ora nessuno poteva entrare o uscire senza passare dalla portineria o senza essere visto da chi era lì”, ha spiegato.
Il testimone ha tuttavia distinto la situazione di altri edifici collegati alla banca, dotati di ingressi differenti e non direttamente controllati dalla portineria principale. Nel corso dell’audizione è stato affrontato anche il tema del sottopasso e delle porte interne dotate di badge e sistemi di allarme. Riccucci ha riferito che una porta a vetri, utilizzata per il collegamento tra alcuni ambienti, emetteva un segnale in portineria quando veniva aperta regolarmente con il badge, mentre in caso di apertura forzata sarebbe scattato l’allarme. Secondo il suo racconto, non risultarono segnalazioni tali da far pensare a un passaggio anomalo attraverso quel percorso.
“Tutti i badge degli ospiti erano rientrati”
Un altro elemento centrale dell’audizione riguarda la presenza di eventuali visitatori all’interno della sede Mps.
Riccucci ha spiegato che gli ospiti ricevevano un badge temporaneo al momento dell’ingresso e che, al momento della restituzione, il nominativo veniva cancellato dal sistema. “A quell’ora alla portineria risultavano rientrati tutti i badge dei visitatori. Quindi, per me, non c’erano più ospiti dentro Rocca Salimbeni”, ha dichiarato.
Il sistema utilizzato nel 2013, ha precisato, non conservava però uno storico permanente degli ingressi e delle uscite. Quando il badge veniva riconsegnato, il nominativo del visitatore veniva eliminato. “Quando l’ospite andava via, il badge veniva annullato e il nome cancellato” ha spiegato.
Una circostanza sulla quale i commissari hanno insistito, sottolineando come l’assenza di un registro storico renda oggi più difficile ricostruire nel dettaglio tutte le presenze all’interno della banca nel giorno della morte di Rossi. Riccucci ha comunque ribadito che, secondo quanto risultava alla sua postazione dopo la chiusura delle portinerie secondarie, tutti i badge assegnati ai visitatori erano stati restituiti. “Gli ospiti erano tutti usciti. Mancavano soltanto i colleghi che facevano più tardi e che io cercavo di ricordare”, ha affermato.
L’ex portiere ha raccontato che, soprattutto nelle ore serali, annotava su un foglietto i nomi dei dipendenti che riteneva ancora presenti nei palazzi. “Segnavo i colleghi che normalmente facevano più tardi. Quella sera c’era anche il nome del dottor Rossi, perché non lo avevo visto uscire. Quando vedevo qualcuno andare via lo cancellavo”, ha dichiarato.
Le telecamere: “Impossibile controllare tutte le immagini”
Una parte consistente dell’audizione è stata dedicata al funzionamento delle telecamere e dei monitor presenti nella portineria. Riccucci ha spiegato che la sua postazione era rivolta verso l’ingresso principale e che alcuni monitor si trovavano davanti a lui, mentre altri erano collocati alle sue spalle. Le immagini provenienti da alcune telecamere, secondo il suo racconto, si alternavano continuamente sullo schermo per pochi secondi. “Era un continuo cambio di immagini. Da solo non potevo controllare tutto e, in quel momento, non c’era neanche la necessità di farlo”, ha detto. Il portiere ha aggiunto che anche dopo l’arrivo delle forze dell’ordine sarebbe stato difficile individuare immediatamente il corpo nelle riprese, proprio a causa del rapido alternarsi delle inquadrature. “Le immagini cambiavano troppo velocemente. Per accorgermi di qualcosa avrei dovuto essere fortunato e girarmi esattamente in quel momento. Altrimenti era impossibile”, ha spiegato.
Riccucci ha espresso anche il proprio rammarico per non essersi accorto prima di quanto stava accadendo. “Questa cosa mi dispiace molto, sinceramente, anche perché Carolina mi ha accusato di questo”, ha affermato. Il testimone ha però contestato l’insistenza su alcuni dettagli relativi alla collocazione dei monitor, sostenendo che, a suo giudizio, l’attenzione avrebbe dovuto concentrarsi maggiormente su chi fosse entrato o uscito dal palazzo e sulle verifiche compiute nell’immediatezza dei fatti. “Mi hanno interrogato dopo due anni, ero lì, cosa ci voleva a chiedermi qualcosa?”, ha dichiarato. La Commissione ha ricordato che l’audizione aveva lo scopo di raccogliere circostanze precise e che, dopo tredici anni, era comunque necessario ricostruire nel modo più dettagliato possibile il sistema di sicurezza di Rocca Salimbeni.