“Ranieri Rossi e Vittoria Ricci, rispettivamente fratello e madre di David Rossi, hanno appreso con profondo sconcerto i nominativi emersi dai lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta. Il carattere del tutto inatteso di tali indicazioni ha suscitato un forte turbamento, aggiungendosi al dolore della perdita e a un’attesa di verità e giustizia che dura da oltre tredici anni”.
È quanto si legge in una nota diffusa dall’avvocato Paolo Pirani, difensore di Ranieri Rossi e Vittoria Ricci, dopo le ultime dichiarazioni di Gianluca Vinci, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte dell’ex capo della comunicazione di Banca Monte dei Paschi di Siena.
“La madre e il fratello ribadiscono che il loro interesse è sempre stato e rimane la ricerca della verità, qualunque essa sia. È per questo che hanno continuato a battersi con tenacia, sostenendo ogni iniziativa utile a chiarire le circostanze della morte di David, sulla cui natura omicidiaria ritengono oggi non vi siano più dubbi alla luce degli approfondimenti tecnici svolti. Esprimono sentita gratitudine alla Commissione, al suo Presidente, ai componenti e ai consulenti per l’impegno, il rigore e la determinazione dimostrati nell’attività d’inchiesta. Quanto emerso richiede ora un vaglio giudiziario completo e sollecito.
Ranieri Rossi e Vittoria Ricci non chiedono un colpevole a ogni costo -si legge dalla nota-. Chiedono che le eventuali responsabilità siano ricercate e accertate nel rispetto di tutte le garanzie e del principio costituzionale di non colpevolezza. Non intendono pertanto esprimere valutazioni sui nominativi oggi emersi e chiedono che sia rispettata la loro scelta di riserbo, affidando al proprio difensore le necessarie interlocuzioni. Dopo tanti anni, oggi più che mai chiedono che la magistratura inquirente, acquisiti gli atti e gli elementi raccolti dalla Commissione parlamentare d’inchiesta, proceda con sollecitudine all’apertura di un procedimento per l’omicidio di David Rossi e svolga tutti gli accertamenti necessari, affinché ogni elemento di prova e ogni circostanza rilevante siano esaminati con rigore e nel pieno rispetto dei diritti della persona offesa, delle garanzie difensive e delle regole del giusto processo”.