Dopo le rivelazioni sui presunti responsabili della morte di David Rossi da parte del presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta Gianluca Vinci, ad intervenire è il presidente dell’Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli, che contesta duramente la scelta di indicare pubblicamente presunti mandanti ed esecutori prima di qualsiasi accertamento giudiziario. Una critica che non si ferma alle garanzie costituzionali, ma investe anche il rispetto dovuto alla famiglia dell’ex capo della comunicazione di Mps e solleva la questione di un’eventuale violazione del segreto investigativo.
“Ogni giorno noi giornalisti riceviamo lezioni sulla rigorosa applicazione del principio costituzionale della presunzione di innocenza e poi dobbiamo prendere atto della violazione delle più elementari norme del diritto da parte del presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta Gianluca Vinci che annuncia pubblicamente, senza che sia stato celebrato un processo, i responsabili della morte del compianto collega David Rossi”, afferma Bartoli.
Un richiamo particolarmente severo, quello del presidente dell’Ordine, che sottolinea come il rispetto delle garanzie costituzionali debba valere innanzitutto per chi riveste responsabilità istituzionali.
“Il rispetto delle norme e dei principi costituzionali dovrebbe valere, a maggior ragione, anche per chi le leggi e la Costituzione è chiamato a difendere”.
Nelle parole di Bartoli emerge anche la preoccupazione per le conseguenze che le dichiarazioni pubbliche possono avere sui familiari di Rossi. A oltre tredici anni dalla morte dell’ex manager, la ricerca della verità resta una ferita aperta e, secondo il presidente dell’Ordine, richiede particolare attenzione e rispetto.
“Ci pare sia venuto a mancare anche il rispetto dovuto alla moglie e alla figlia di David che da tredici anni attendono che venga fatta finalmente luce sulla morte del nostro collega e che siano chiariti completamente i fatti”.
Ma è soprattutto il passaggio conclusivo della dichiarazione ad aggiungere un ulteriore elemento alla polemica. Bartoli solleva infatti il tema del segreto investigativo, osservando come l’eventuale fondatezza delle informazioni diffuse da Vinci potrebbe porre un’altra questione di natura giuridica.
“Osservo che se poi le affermazioni del presidente Vinci dovessero mai trovare una qualche rispondenza nella realtà, saremmo in presenza di una palese violazione del segreto investigativo”.
L’intervento dell’Ordine nazionale dei Giornalisti si inserisce nel dibattito che accompagna le ultime rivelazioni della Commissione parlamentare sulla morte di David Rossi. Una vicenda nella quale, accanto alla ricerca della verità, torna ora al centro anche il confine tra le risultanze di un’inchiesta parlamentare, la loro divulgazione pubblica e l’accertamento delle responsabilità nelle sedi giudiziarie.