Mossiere e canape: tradizione o sicurezza?

In nome della tradizione si mette a rischio la sicurezza. Il caso di mossiere e canape

Nella primavera che precede il periodo paliesco sono stati due gli argomenti che maggiormente hanno tenuto banco tra gli addetti ai lavori, soprattutto proprietari di cavalli e fantini: il mossiere e il canape.

Per i proprietari che investono in cavalli da Palio, categoria che (finiti gli incentivi) non ha mai rientri economici e che quindi è pura passione, far arrivare il proprio soggetto al Palio è l’aspirazione più grande. Oltre c’è solo la vittoria e il riportarlo in scuderia sano e salvo.

Per i fantini la propria incolumità fisica è imprescindibile per giocarsi il tutto e per tutto nei pochi giorni di Palio.

Ecco quindi che mossiere e canape giocano un ruolo fondamentale.

Quest’anno, dopo la rinuncia di Bartolo Ambrosione, è stato necessario individuare un nuovo mossiere. I capitani hanno voluto seguire il filone dei loro predecessori andando a cercare disponibilità tra gli ex olimpionici. Fabio Magni ha accettato, pur non avendo mai avuto a che fare con mosse, partenze e palii.

Anche per questo il sindaco aveva auspicato che il mossiere potesse provare a dare la mossa prima della tratta di giugno, ma in questo i capitani sono stati irremovibili facendo appello alla tradizione. Non sono della stessa opinione molti addetti ai lavori, proprietari di cavalli, e forse ancor di più i fantini che sono coinvolti in prima persona. Avrebbero sicuramente ritenuto opportuno dare al mossiere, che mai prima di ora si è cimentato in questo ruolo, la possibilità di fare esperienza, soprattutto per tutelare la sicurezza di cavalli e fantini stessi.

C’è da interrogarsi se sia meglio in questo caso il rispetto di una tradizione di cui comunque non c’è cenno nel regolamento, piuttosto che l’ipotesi di un eventuale ed umano errore che potrebbe aiutare ad imparare i meccanismi della mossa in piazza e che sarebbe meno traumatico in una pista del circuito invece che di fronte ad un grande palcoscenico. Intanto Fabio Magni si prepara al fatidico momento facendo solo teoria.

L’altra questione è quella del canape. Nelle corse di preparazione non si contano più le cadute durante la mossa. Molte sono state spettacolari, tutte per fortuna senza conseguenze, ma la paura è stata tanta, sia per l’incolumità dei cavalli che per quella dei fantini. Il canape scende piano praticamente ovunque. Scende alla stessa velocità da qualche centinaio di anni, ma nello stesso lasso di tempo la velocità in partenza dei cavalli è aumentata in maniera esponenziale. Il canape attuale sarà anche tradizionale, ma allora bisogna far tornare anche i cavalli alla velocità in partenza “tradizionale”, e questo è impossibile. Non resta quindi che adeguarsi. In fondo il canape utilizzato a Pian delle Fornaci, simile in tutto e per tutto al tradizionale ma rinforzato con anima di piombo, qualcosa di buono l’ha fatto vedere. Scende più veloce ed è leggermente meno elastico. Ed il costo è davvero alla portata.

Perchè quindi non adeguare la tradizione alla sicurezza?

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