Banco Bpm prende le distanze dall’offerta di Mps e la definisce un’operazione non concordata, diversa da una fusione alla pari. Poche ore dopo, Luigi Lovaglio replica alle critiche e difende il progetto industriale del Monte: non una “fusione a quattro”, ma operazioni distinte con logiche industriali differenti. È il nuovo fronte della partita sul futuro di Mps, impegnata a contrastare l’offerta di Intesa Sanpaolo.
Il primo passaggio è arrivato dal consiglio di amministrazione di Banco Bpm, che ha esaminato l’offerta pubblica di scambio annunciata da Mps. Il cda della banca guidata da Giuseppe Castagna ha rilevato che l’operazione non è stata “previamente concordata” né “sollecitata” e che rappresenta un’operazione “strutturalmente diversa” rispetto a quella proposta dal Banco a inizio giugno.
La valutazione del consiglio è stata unanime. Per Banco Bpm, inoltre, l’offerta di Siena non si configura come una fusione tra le due banche, ma come un’acquisizione, e non prevede un premio per gli azionisti dell’istituto milanese.
Una presa di posizione che rende più accidentato il percorso immaginato da Lovaglio, che aveva cercato di incardinare l’operazione nel percorso industriale precedentemente delineato dal Banco. Ora l’istituto milanese procederà alle proprie valutazioni e renderà note le determinazioni nei tempi e nelle modalità previste dalla normativa.
La replica di Lovaglio
È proprio sulla natura dell’operazione che interviene l’amministratore delegato di Mps. In una lettera pubblicata dal Financial Times, Lovaglio respinge la lettura secondo cui il progetto del Monte sarebbe una sorta di “fusione a quattro”, definizione contenuta in una precedente analisi del quotidiano britannico.
La descrizione del piano, sostiene il banchiere, “travisa” la strategia di Mps. “Non è così”, afferma Lovaglio, spiegando che l’operazione con Mediobanca è già in corso e che considerarla come una nuova transazione porterebbe a sovrastimare sia le attività ancora da completare sia il rischio complessivo di esecuzione.
Anche Banco Bpm e Banca Generali, secondo l’ad, non possono essere considerate come un’unica operazione. Si tratta di due interventi diversi: il Banco rappresenterebbe una “fusione tradizionale tra due banche commerciali con reti complementari e una chiara logica industriale”, mentre Banca Generali sarebbe un’acquisizione strategica nel wealth management, con un modello operativo e una clientela distinti.
“Un progetto industriale, non una manovra difensiva”
Lovaglio rivendica quindi la natura industriale della strategia messa in campo da Mps. L’obiettivo, spiega, è costruire un gruppo bancario italiano diversificato e competitivo, con attività nel commercial banking, corporate e investment banking, private banking e wealth management.
Un progetto che, nella sua visione, è “ben più di una manovra difensiva” e punta alla crescita e a un modello paragonabile a quello dei principali gruppi bancari europei.
L’Ad contesta inoltre il diverso trattamento riservato, nel dibattito, all’offerta di Intesa Sanpaolo. A suo giudizio, non sarebbe stata condotta un’analisi critica altrettanto approfondita della strategia del gruppo guidato da Carlo Messina. Anche l’operazione di Intesa, sostiene Lovaglio, presenta complessità e rischi, compresi quelli di integrazione, regolamentari e antitrust.
“Entrambe le strategie” comportano complessità, è il ragionamento del banchiere, e un confronto equo dovrebbe quindi valutarle entrambe.
Il nodo Credit Agricole
La posizione di Banco Bpm apre ora una fase delicata per Lovaglio. A pesare sarà soprattutto la posizione di Credit Agricole, primo azionista del Banco con il 29,3%. I rappresentanti della banca francese hanno sostenuto all’unanimità la valutazione espressa dal cda milanese.
Per Mps sarà quindi necessario confrontarsi con un azionista determinante, mentre l’offerta dovrà essere valutata anche alla luce del fatto che non prevede un premio per gli azionisti di Banco Bpm.
E ora tocca a Generali
L’altra gamba della strategia di Mps riguarda Banca Generali. Il consiglio di amministrazione di Generali è atteso nei prossimi giorni per una prima valutazione dell’offerta, e la sua posizione sarà decisiva perché il Leone detiene il 50,2% della società del wealth management.
La doppia operazione su Banco Bpm e Banca Generali rappresenta la risposta di Lovaglio all’offerta di Intesa Sanpaolo su Mps. Il progetto punta a mantenere autonoma Siena e a costruire un gruppo di dimensioni maggiori, mentre il fronte opposto sostiene una soluzione che porterebbe invece all’integrazione di Mps in Intesa.
La giornata segna dunque un nuovo passaggio della partita: Banco Bpm manda un primo segnale di forte cautela, definendo l’offerta un’acquisizione non concordata e senza premio; Lovaglio risponde rivendicando la natura industriale del progetto e contestando l’idea che si tratti di una complessa “fusione a quattro”.
Lo scontro, a questo punto, non è soltanto sui numeri dell’offerta, ma sulla stessa interpretazione del progetto industriale e sul futuro assetto del sistema bancario italiano.