Mps, Generali apre alle nozze. E Unipol guarda al futuro con Bper

Per Lovaglio è un primo segnale positivo, mentre resta più complessa la partita su Banco Bpm

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Si apre uno spiraglio per il piano di Luigi Lovaglio su Banca Generali. Il Leone di Trieste, al termine del consiglio di amministrazione riunito per un primo esame dell’offerta pubblica di scambio lanciata da Mps, ha manifestato la propria disponibilità a valutare la proposta. Un’apertura che potrebbe rivelarsi decisiva, visto che Generali detiene il 50,2% di Banca Generali e che il successo dell’operazione è subordinato al raggiungimento del 50% del capitale più un’azione.

Generali ha precisato che l’offerta non è stata né sollecitata né preventivamente concordata e ha avviato un processo per valutarne le implicazioni commerciali, economiche e di valore. Mps offre 6,958 proprie azioni per ogni titolo Banca Generali, con un premio del 10%. Considerando il dividendo di 1,208 euro che la controllata di Generali staccherà prima della fine dell’offerta, il valore implicito dell’Ops è di circa 70,7 euro per azione, contro i circa 66 euro a Piazza Affari.

Per Lovaglio è un primo segnale positivo, mentre resta più complessa la partita su Banco Bpm. Il progetto di Mps incontra infatti la freddezza del gruppo e soprattutto del Crédit Agricole, azionista di Banco Bpm e più favorevole a una fusione tra il Banco e la propria divisione italiana. Mps dovrà quindi mettere sul tavolo adeguate contropartite, anche sul fronte degli accordi commerciali e degli asset.

Sul progetto di Lovaglio pesa inoltre l’esposto presentato da Intesa Sanpaolo alla Consob, con cui Ca’ de Sass solleva dubbi sulla possibile violazione della passivity rule e sulle comunicazioni diffuse da Mps in relazione alle due operazioni. L’assemblea del Monte è convocata per il 29 ottobre e dovrà votare, tra l’altro, sulla rimozione della passivity rule e sulle due Ops.

Intanto, sullo sfondo, prende forma anche un altro possibile futuro per Mps. Carlo Cimbri, presidente di Unipol, ha illustrato al Sole 24 Ore il progetto di costruire un grande conglomerato finanziario italiano con Mps come banca capofila e Bper come successiva aggregazione.

Secondo Cimbri, dopo la chiusura dell’offerta di Intesa, prevista entro la fine dell’anno, nel 2027 Mps passerebbe al gruppo Unipol e nel 2028 partirebbe il coinvolgimento di Bper. L’obiettivo sarebbe creare il secondo gruppo bancario italiano, con una quota di mercato del 14-15% e una presenza significativa nelle regioni più ricche del Paese, dalla Lombardia all’Emilia-Romagna, dal Veneto alla Toscana.

Mps, secondo il progetto, manterrebbe il ruolo di capofila e la sede storica di Rocca Salimbeni a Siena. “Non compriamo quanto rimarrà di uno spezzatino di Mps, ma una banca con tutta la sua dignità e solidità”, ha sottolineato Cimbri, assicurando che la maggior parte dei dipendenti resterebbe nel nuovo gruppo, pur prevedendo razionalizzazioni attraverso accordi sindacali.

Due scenari, dunque, si confrontano sul futuro del Monte: da una parte l’integrazione in Intesa Sanpaolo, dall’altra la costruzione di un nuovo polo bancario con Unipol, Mps e Bper. Nel frattempo, la disponibilità di Generali a esaminare l’offerta su Banca Generali offre a Lovaglio un primo elemento favorevole nella complessa partita.



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