Mps, oggi lo sciopero dei lavoratori: “Chiediamo chiarezza sul nostro futuro”

"Non è una crisi solo di Mps, ma di tutto il mondo del lavoro e del tessuto sociale di Siena". I sindacati chiedono a gran voce un confronto con il Governo

Chiediamo chiarezza sul nostro futuro: da mesi chiediamo una interlocuzione con il Governo e da mesi siamo ignorati“. E’ questo il grido di lavoratrici e lavoratori di Banca Monte dei Paschi di Siena che, a fianco dei sindacati CGIL, CISL e UIL, sono scesi in piazza oggi a Siena, nella storica sede della Banca in Piazza Salimbeni (così come in altre piazze a Milano, Roma e Bari), per manifestare il proprio dissenso nei confronti della direzione che sta prendendo il Governo sulla banca senese.

Abbiamo pagato errori che non erano i nostri e oggi siamo qui in sciopero a chiedere rispetto delle lavoratrici e dei lavoratori – ha detto la lavoratrice di Banca MPS Cristina Pascucci nel primo intervento della giornata – Chiediamo che venga messo a punto un progetto che coinvolga l’intero gruppo Mps, che salvaguardi il lavoro e i territori dove noi operiamo”.

Non è una crisi solo di Mps, ma di impoverimento del tessuto sociale di Siena“. Così affermano i sindacati, presenti con forza questa mattina a manifestare. “Il Monte dei Paschi è una colonna portante dell’economia toscana: saltata questa tutta l’economia avrà un grosso contraccolpo, e i nostri figli non avranno le opportunità che abbiamo avuto noi e che i nostri genitori hanno avuto ancora più di noi” afferma il delegato FISAC Marco Cimini.

“In questa partita è importante che tutti siamo uniti. La vertenza Mps è imbarazzante per lo Stato, socio di maggioranza che attualmente sta facendo l’interesse degli azionisti. In tutto questo il sindacato non siede ai tavoli: è incredibile – afferma il segretario generale UIL Temp Siena Luciano Calemme – La cosa più grave è l’incertezza, che è il veleno del lavoro. Questa banca è storia, è lavoro: è possibile che le parti sociali non debbano essere interpellate?”

Oggi siamo qui per protestare e esprimere il nostro dissenso rispetto allo scippo che questo territorio rischia di subire, che non riguarda solamente gli addetti del Monte dei Paschi ma tutto il mondo del lavoro. Tante aziende hanno vissuto, operato, investito e portato risultati tramite il cordone ombelicale venutosi a creare con Mps: non possiamo dimenticarlo e ignorarlo – ha dichiarato di fronte alla piazza la segretaria generale CISL Siena Emanuela Anichini – Abbiamo davanti un problema serio, una marea di giovani che presto andranno a casa e diversamente saranno riconvertibili in altri ambiti. Cosa succederà ai nostri giovani? Dovranno andare via da Siena, perché non offrirà più niente“.

“Ci sentiamo offesi quando qualche emerita mente politica intende propinarci messaggi fuorvianti, del tipo “Siena deve cambiare mission”, “Siena deve diventare capitale del distretto europeo delle scienze della vita”, “Siena deve inventarsi altre strade su cui investire” come se fosse tutto facile e scontato! Quando tutto il nostro territorio ha ruotato per secoli a stretto contatto con la banca, creando un unicum indivisibile e un benessere diffuso, costante e stratificato per tante generazioni – conclude Anichini –  Siena oggi, qui in questa piazza, esige il mantenimento della sua banca. Non accettiamo sentir parlare di cancellazione del nostro marchio storico”.

“E’ al governo che si rivolge questa piazza, così come quelle di Milano, Roma e Bari: ci convochi immediatamente rispondendo a una richiesta vecchia di cinque mesi; è inaccettabile e incomprensibile vivere in una incertezza tale – ha affermato Fabio Seggiani, segretario generale CGIL Siena – Per Siena e per la Toscana Mps è la banca che da 10 anni sta subendo ridimensionamento occupazionale e che nonostante tutto è rimasto punto di riferimento perché parte integrante di una comunità. Sappiamo bene che si dovrà cercare un compromesso, ma il Governo è obbligato a prendersi la responsabilità di trovare una soluzione che salvaguardi occupazione, marchio e Siena come casa della banca. Oggi è solo una tappa di un percorso di resistenza che ci dovrà vedere uniti a difesa di un grande pezzo di storia”.