Il Primo Maggio, a Siena, si è trasformato in un simbolo amaro. Per i lavoratori Beko, infatti, la Festa dei Lavoratori è stata vissuta per la prima volta senza lavoro e senza una prospettiva concreta.
Da qui si è sviluppato il confronto al centro della seconda parte di “Sette Giorni”, la trasmissione di approfondimento di Siena Tv, che ha ospitato in studio Daniela Miniero, segretaria Fiom Cgil Siena, e Massimo Martini, delegato Beko Uilm.
“Il Primo Maggio è stato triste – ha dichiarato Martini – perché dopo 60 anni di attività lavorativa è il primo in cui i lavoratori non lavorano. Sono in cassa integrazione e senza una prospettiva lavorativa”. Una fotografia che racconta non solo una crisi industriale, ma una condizione umana: “Hanno vissuto una giornata diversa rispetto a quella di 30 anni di lavoro, senza certezze per il futuro”. Anche Daniela Miniero richiama il senso della ricorrenza: “Si è parlato di lavoro dignitoso, ma una famiglia che basa la propria economia su un salario non può sostenere a lungo questa situazione”.
Il tavolo dell’8 maggio e le crisi del territorio
Il prossimo passaggio sarà l’8 maggio, con la convocazione del tavolo manifatturiero per il settore metalmeccanico presso il Palazzo Comunale di Siena, alla presenza di Confindustria Senese, del sindaco e delle organizzazioni sindacali. Un incontro che definiscono “un primo risultato della mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori”, in un contesto sempre più critico per il comparto industriale del territorio. “Non ci interessano passerelle o discussioni astratte – sottolineano – questo tavolo deve diventare il luogo in cui si costruiscono soluzioni vere: difesa di ogni singolo posto di lavoro, garanzie sul reddito e percorsi concreti e immediati di ricollocazione”. Una posizione netta, che si inserisce anche nel ragionamento più ampio sulla vertenza Beko e sulle difficoltà del manifatturiero senese, come evidenziato da Daniela Miniero: “Il comparto manifatturiero a Siena sta soffrendo e rischia un buco occupazionale importante”. Da qui la richiesta di trasformare il confronto in uno strumento operativo: “Le parole non bastano più: da questo tavolo devono uscire impegni scritti, tempi certi e risorse vere”.
Il tavolo al Ministero: “Indicazioni deludenti”
Dal confronto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy non sono arrivate risposte definitive. “È emerso un indirizzo verso una lottizzazione dello stabilimento – ha spiegato Miniero – ma questo non è coerente con l’accordo quadro firmato, che prevedeva un soggetto industriale unico e credibile”. Un punto ribadito anche da Martini: “L’advisor ha individuato tre soggetti potenzialmente interessati, ma nel complesso potrebbero occupare solo i 150-154 lavoratori ancora agganciati a Beko”. Da qui la preoccupazione:“Parliamo di spezzatino, mentre serve un progetto unitario che guardi alle esigenze della comunità senese”.
Una vertenza che riguarda l’intero territorio
Il tema, sottolineano i sindacati, va oltre la singola azienda. “Non è una vertenza solo dei lavoratori Beko – afferma Miniero – ma dell’intero territorio, per evitare la desertificazione industriale della città di Siena”. L’accordo quadro, ricordano, si basava su tre elementi fondamentali: acquisizione dello stabilimento da parte dello Stato, copertura economica per i lavoratori fino al 2027, individuazione di un soggetto industriale capace di garantire reindustrializzazione. “Oggi manca proprio il punto più importante: un piano industriale credibile e di lungo periodo”.
Il nodo dell’investitore: “Serve responsabilità sociale”
Uno dei passaggi centrali riguarda il tipo di investitore atteso. “Serve un soggetto credibile – spiega Miniero – non un prenditore. Chi arriverà troverà una situazione favorevole: stabilimento acquisito, bonifiche previste e risorse per la formazione”. Un contesto che, secondo i sindacati, deve tradursi in responsabilità: “Il piano deve essere di lungo respiro e deve garantire occupazione, non solo per i lavoratori attuali ma anche per il futuro del territorio”. Resta aperta anche la questione dei settori industriali: “Ci auguriamo un’industria coerente con la storia e i valori del territorio- sottoliea Miniero-, non legata al settore bellico”.
Tempi, bonifiche e rischio rallentamenti
Il fattore tempo è considerato decisivo. “La data di riferimento è il 31 dicembre 2027 – ricorda Martini – entro quella scadenza i lavoratori devono essere ricollocati”. Ma i passaggi tecnici potrebbero allungare il percorso: “Tra bandi, manifestazioni di interesse e bonifiche, ho la preoccupazione che servirà almeno un anno per arrivare a una situazione definita”. Un elemento ulteriore riguarda proprio le bonifiche: la possibilità che siano gestite direttamente dai potenziali investitori potrebbe accelerare i tempi, evitando procedure più lunghe legate agli appalti pubblici.
Tra politica e responsabilità
Nel dibattito è emerso anche il ruolo della politica. “È positivo che della vertenza si parli – sottolinea Martini – perché serve l’attenzione di tutti i livelli istituzionali”. Ma Miniero richiama una responsabilità più ampia: “Abbiamo lasciato il futuro industriale alle logiche del mercato. Se non mettiamo in campo strumenti per prevenire le crisi, continueremo a rincorrerle”.
Un Primo Maggio simbolo di una crisi più ampia
Il Primo Maggio, in questo contesto, diventa simbolo di una trasformazione più profonda. “Se non recuperiamo l’aspetto etico e sociale del lavoro – conclude Miniero – non possiamo garantire un lavoro dignitoso”. Una riflessione che supera la singola vertenza e che riguarda il futuro del lavoro a Siena e non solo.