Siena si compatta attorno al Monte dei Paschi. Il Consiglio comunale straordinario e monotematico convocato oggi a Palazzo Pubblico segna un passaggio politico cruciale per il futuro della banca più antica del mondo, nel pieno delle tensioni finanziarie innescate dall’Offerta pubblica di acquisto e scambio da 30,6 miliardi di euro lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps.
La seduta, fissata strategicamente dopo la chiusura delle borse, aveva un obiettivo preciso: approvare una mozione unitaria per difendere l’identità e il radicamento territoriale dell’istituto senese. Un obiettivo pienamente raggiunto, con un documento presentato congiuntamente da tutti i gruppi consiliari e votato all’unanimità, segnale di una città che, al di là delle appartenenze politiche, sceglie di fare fronte comune sul futuro di Rocca Salimbeni.
A preoccupare Siena sono soprattutto gli scenari aperti dalle recenti operazioni di mercato. Dopo la proposta di aggregazione paritetica avanzata da Banco BPM il 7 giugno, il giorno successivo è arrivata l’offerta di Intesa Sanpaolo, accompagnata da un accordo con Unipol che prevede la cessione del marchio Monte dei Paschi, di circa 635 filiali e di parte delle strutture centrali. Un’ipotesi che per Siena rischia di tradursi nello smembramento della banca e nella separazione tra marchio e funzioni strategiche.
La mozione approvata dall’aula ribadisce il valore di Mps come pilastro economico, sociale e culturale del territorio: oltre 2.000 dipendenti nel Senese, più di 4.000 in Toscana e un ruolo centrale nel sostegno a famiglie e piccole e medie imprese.
Tra i punti chiave del documento c’è la richiesta di istituire un tavolo interistituzionale permanente tra Comune, Provincia, Regione Toscana, parlamentari del territorio e Governo nazionale, per monitorare costantemente l’evoluzione della vicenda e rappresentare in modo unitario le istanze senesi nelle sedi competenti.
Uno dei passaggi politicamente più rilevanti riguarda la richiesta al Ministero dell’Economia di verificare l’eventuale sussistenza dei presupposti per l’esercizio dei poteri speciali della golden power, previsti dal decreto legge 21 del 2012, in particolare per le possibili ricadute strategiche sul sistema bancario e sulla gestione del debito pubblico.
La mozione chiede inoltre di presentare osservazioni formali all’Autorità garante della concorrenza e del mercato per valutare gli effetti delle operazioni sui mercati creditizi provinciali e regionali, oltre a un coinvolgimento della Consob a tutela degli azionisti.
Il Consiglio comunale ribadisce poi alcuni principi ritenuti non negoziabili: salvaguardia dei livelli occupazionali e delle professionalità, mantenimento a Siena delle funzioni direzionali, strategiche e operative, tutela del marchio Monte dei Paschi nella sua integrità e difesa del patrimonio storico, artistico e archivistico accumulato in oltre cinque secoli di storia.
Il messaggio che esce dall’aula è netto: Siena non intende restare spettatrice di fronte al riassetto di Rocca Salimbeni. L’unanimità raggiunta in consiglio rappresenta un segnale politico forte e trasversale: la città rivendica un ruolo attivo nel confronto istituzionale, determinata a difendere non solo una banca, ma un pezzo fondamentale della propria identità.