Siena, due anni senza Yulia. Il dolore resta come il ricordo di un femminicidio

Sul banco degli imputati l’allora compagno Luis Fernando Porras Baloy, accusato di omicidio volontario aggravato.

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Sono passati due anni da quel 10 agosto 2024 che ha spezzato la vita di Ana Yuleisy Manyoma Casanova, per tutti Yuleisy, giovane donna colombiana che aveva scelto Siena per costruire la propria vita. Aveva 32 anni quando un colpo di fucile esploso nella casa di strada del Villino pose fine alla sua esistenza.

Due anni dopo, quel dolore non si è spento. È rimasto nella sua famiglia, negli amici, in chi l’aveva conosciuta e nella figlia, privata troppo presto della madre. Ma è rimasta anche una domanda alla quale sarà la giustizia a dover dare una risposta definitiva: cosa accadde davvero quella mattina?

Perché quello che inizialmente sembrò un tragico incidente ha assunto, con il procedere delle indagini, contorni completamente diversi.

A essere accusato dell’omicidio è Luis Fernando Porras Baloy, all’epoca compagno e convivente di Yuleisy. L’uomo aveva raccontato che il colpo era partito accidentalmente mentre maneggiava un fucile calibro 16 detenuto illegalmente. Le successive indagini della Squadra Mobile e della Polizia scientifica, coordinate dalla Procura di Siena, hanno però ricostruito una dinamica ritenuta incompatibile con quella versione. Secondo l’ipotesi accusatoria, il colpo sarebbe stato esploso volontariamente, a breve distanza dalla donna e mentre l’uomo si trovava in posizione eretta.

Nel maggio 2025 arrivò la svolta: il gip dispose la custodia cautelare in carcere per Porras Baloy, accusato di omicidio volontario aggravato anche dal rapporto affettivo e dalla contestazione dei maltrattamenti in famiglia. Per gli inquirenti, dunque, non si trattò di una fatalità ma di un atto «dolosamente diretto a cagionare la morte».

La vicenda è arrivata davanti alla Corte d’Assise di Siena. Il processo è iniziato il 24 novembre 2025 e sta entrando nel vivo attraverso l’esame dei testimoni e degli elementi scientifici raccolti durante le indagini. La difesa dell’imputato continua a sostenere la versione dell’incidente e contesta alcuni aspetti della ricostruzione accusatoria.

Nel corso delle udienze sono emersi anche elementi relativi al presunto contesto di violenza domestica. Una testimonianza raccolta nel maggio scorso ha raccontato di una Yuleisy che avrebbe manifestato alla famiglia la volontà di lasciare il compagno e di chiedere aiuto. Sono state inoltre prodotte fotografie che, secondo la parte civile, documenterebbero precedenti episodi di violenza. Sarà naturalmente il processo, nel contraddittorio tra accusa e difesa, a stabilire il valore e la rilevanza di questi elementi.

Oggi, 10 agosto, Siena ricorda dunque Yuleisy a due anni da quella mattina. Una ricorrenza che non può essere soltanto la memoria di una giovane donna morta troppo presto, ma anche l’occasione per non dimenticare ciò che è accaduto e per continuare a chiedere verità.

Yuleisy non è soltanto il nome di un procedimento giudiziario. È una figlia, una madre, una compagna, un’amica. È una donna che aveva una vita davanti e che quella vita non ha potuto viverla.

La giustizia farà il suo corso e sarà la Corte a stabilire le responsabilità penali. Ma per chi le voleva bene il tempo non ha cancellato nulla. Due anni dopo, resta il dolore per una vita spezzata e resta soprattutto l’attesa di una verità capace di dare finalmente un significato a quella morte.



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