Insulti pesanti e offese razziali a un dipendente di una ditta, ogni giorno e per anni, sul posto di lavoro, di fronte a colleghi e clienti: il titolare di un’autofficina nel comune di Monteriggioni è stato rinviato a giudizio con l’accusa di atti persecutori, aggravati dalla finalità dell’odio razziale. Vittima delle persecuzioni un operaio di nazionalità albanese di 41 anni, che lavorava in un’officina accanto a quella dell’uomo sotto accusa.
L’operaio tormentato per due anni, dal 2018 al 2020, alla fine ha subito un crollo emotivo e si è dovuto licenziare, perdendo un posto a tempo indeterminato. L’impresario entrava dentro l’officina accanto alla sua e molestava il lavoratore.
Dopo aver lasciato il lavoro, terapie psicologiche lunghe mesi e grossi disagi economici sfociati nello sfratto da casa, con la famiglia in grave difficoltà essendo monoreddito.
Superato il momento di difficoltà, il lavoratore – difeso dall’avvocato Maurizio Forzoni – si è fatto coraggio e nel gennaio 2021 ha sporto denuncia nei confronti dell’uomo che ogni giorno, secondo le accuse formulate dal pubblico ministero, lo umiliava e feriva con insulti pesanti a sfondo razziale, proferiti anche di fronte ai clienti.
Proprio a seguito di una pesante aggressione verbale avvenuta davanti ad altri operai e persone in fila, il 41enne ha subito un attacco di panico. Oggi il tribunale ha disposto il rinvio a giudizio, con il processo che si aprirà a metà giugno: l’imprenditore, difeso dall’avvocato Filomena D’Amora, rischia una pena consistente, considerando l’aggravante dell’odio razziale.
C.C