Piccini: “Salviamo le opere d’arte del Monte dei Paschi”

Mps mette in vendita la sua collezione di opere d’arte

Nel prospetto per la quotazione in Borsa del Monte dei Paschi di Siena, sono elencati anche gli impegni assunti dall’istituto con la Commissione europea nel piano di ristrutturazione, tra i quali figura la cessione delle opere d’arte, per un valore di 121 milioni di euro.

La notizia che la Banca centrale europea abbia preteso la vendita del patrimonio artistico del Monte dei Paschi ha gettato nello sconcerto i senesi, poichè, se la cessione dovesse realmente avvenire, il danno per la città sarebbe enorme e aggiungerebbe rabbia e amarezza ad una comunità che ha già subito molto, troppo.

La legislazione italiana ci può aiutare a scongiurare il pericolo, “Ma occorre – sostiene Pierluigi Piccini – un ulteriore intervento della banca e della Soprintendenza, che devono muoversi per dare ulteriori garanzie di tutela”. Le opere d’arte più famose di proprietà della banca sono vincolate ope legis, regime che non cambia al variare della natura giuridica dell’istituto di credito da pubblico a privato.

Il Responsabile della Soprintendenza Archeologia si è così espresso sulla questione: “Le opere di valore storico e artistico della banca sono amministrate dalla legge di  tutela e prevede che senza una verifica sull’interesse storico e artico di tali opere tale patrimonio non possa essere spostato né tanto meno perso. Inoltre la banca ha messo a bilancio tale patrimonio, ma questo non vuole dire che  si sposti o si trasferisca immediatamente”. Questo rende inamovibile il patrimonio artistico lasciandolo a Siena, indipendentemente da qualsiasi variazione di proprietà.

C’è  una preoccupazione, ed è relativa ai tempi. Serve una spinta civica: la nostra comunità chieda alla Soprintendenza di accelerare la procedura per ottenere questo ulteriore vincolo e il Monte dei Paschi collabori attivamente per tutelare un patrimonio che appartiene ai senesi.

Non tutte le opere in deposito al Monte dei Paschi, però, sono vincolabili. Esistono, infatti, documenti, oggetti, opere minori, indispensabili per ricerche: tutto un altro patrimonio che può avere un valore “affettivo”, identitario. La Banca deve tutelare queste, si deve porre come garante nei confronti della collettività.

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